Egitto: Morsi sulle orme di Mubarak?

Storico oppositore del regime mubarakiano e tra i manifestanti di piazza Tahrir nel 2011, il dentista-scrittore ‘Ala al-Aswani ci spiega perché finora l’attuale presidente egiziano non è realmente diverso dal suo predecessore.

È noto nel panorama letterario mondiale grazie a due suoi celebri romanzi, Palazzo Yacoubian (affresco della vita in un antico stabile del Cairo durante il regime di Hosni Mubarak, uno dei primi a trattare esplicitamente di omosessualità nel mondo arabo) e Chicago (che racconta di egiziani emigrati negli Usa con sullo sfondo una visita ufficiale del raìs). Ma anche come editorialista al-Aswani continua a dire la sua schiettamente su quanto accade dopo le rivolte di inizio 2011 (raccontate dal suo punto di vista ne La rivoluzione egiziana) che hanno cambiato il volto del potere in Egitto. Ma fino a che punto si può dire che davvero abbiano fatto questo?

In un’analisi comparsa in contemporanea su due prestigiose testate arabe, al-Masry al-Youm (letteralmente: “L’egiziano oggi”), quotidiano che vanta il suo essere indipendente già dai tempi del vecchio regime, e as-Safir (“L’ambasciatore”), edito a Beirut, lo scrittore enumera proprio alcuni punti rispetto ai quali Mohammed Morsi (esponente dei Fratelli Musulmani) non ha mostrato il cambio di passo tanto atteso dopo che le urne lo hanno reso il primo presidente democraticamente eletto della storia dell’Egitto.

La politica repressiva del vecchio ministero dell’Interno, che al-Aswani conosce bene in quanto tra i fondatori nel 2004 del movimento d’opposizione Kifaya (“Basta!”), non è stata messa da parte dal nuovo presidente. L’attuale ministro Ahmed Gamal al-Din proviene dagli stessi ranghi del vecchio establishment, e soprattutto sono tornati a verificarsi episodi di violenza e persino casi di tortura messi in atto dalla polizia egiziana. Di violazioni dei diritti umani sono vittima anche numerosi egiziani detenuti da anni nelle carceri dell’Arabia Saudita — ci dice al-Aswani —, col benestare di Morsi che a Riad fa la sua prima visita da capo di Stato. Anche sul piano della libertà di stampa e del controllo dei media, una netta discontinuità non si è ancora vista. Il ministero dell’informazione di mubarakiana memoria (e di sapore orwelliano) è ancora in piedi, ma stavolta in mano ad un uomo della Fratellanza che ha attuato un sistematico spoil system nelle varie testate di proprietà statale. Rimpiazzando dirigenti vicini all’ex «faraone» con simpatizzanti del movimento islamico.

Sono citati poi la persistenza della detenzione per i reati a mezzo stampa (eh già, ci sono «casi Sallusti» anche sull’altra sponda del Mediterraneo!) e la poca trasparenza dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani.

Ma è sul piano economico, vero banco di prova in un Egitto con gravi difficoltà, che Mohammed Morsi tradisce maggiormente le aspettative di svolta. Tutta l’azione filantropica e caritatevole, vicina ai poveri, che la Società dei Fratelli Musulmani porta avanti da decenni su basi islamiche, creando un vero e proprio sistema di welfare che sopperisce alle mancanze statali, è sconfessata dalle continue strizzate d’occhio del presidente ai ricchi. Questi ultimi viaggiano spesso all’estero nell’aereo presidenziale e non sono stati ancora adeguatamente tassati in un’ottica di redistribuzione della ricchezza. Inoltre, come Mubarak, Morsi si è piegato a chiedere un megaprestito di 4,8 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale, proprio lui che con la sua organizzazione ha sempre condannato tale eventualità, per non aumentare il debito pubblico ed anche a causa della proibizione coranica del prestito a interesse, considerato usura (riba’).

Da Morsi non ci si aspettava certo un cambiamento radicale, considerando le attitudini piuttosto moderate che i Fratelli Musulmani mostrano da qualche decennio, pronti alla trattativa e alla strenua difesa di posizioni e interessi acquisiti negli anni. Non ci si aspettava, però, neanche una nuova deriva verso l’autoritarismo che è stato protagonista negli ultimi 30 anni della vita sulle rive del Nilo.

Link all’articolo originale (in arabo)

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