Egitto, piccoli segnali di democrazia ad Al-Azhar

Lo scorso 11 febbraio per la prima volta nell’era contemporanea il gran mufti (esperto in diritto islamico che emette le fatwa, pareri giuridici non vincolanti) di Al-Azhar, la principale istituzione religiosa del mondo sunnita, è stato eletto da un consiglio di saggi anziché nominato dal presidente egiziano.

Sembra una cosa da poco, ma in realtà rappresenta una svolta importante, nel mondo islamico sunnita come nei rapporti tra le autorità religiose e lo Stato in Egitto. L’università-moschea di Al-Azhar, con sede nella capitale egiziana Il Cairo, è uno dei centri più accreditati per l’interpretazione e lo studio dell’islam sunnita nel mondo. Un suo organo in particolare, la dar al-ifta’, è quello preposto ad emettere decisioni giuridiche (che restano consigli, pareri non vincolanti ancorché autorevoli) interpretando le fonti della giurisprudenza islamica per consentire un’applicazione concreta delle norme dell’islam nella vita di tutti i giorni e in questo momento storico. A capo di questo organo, composto da esperti in diritto islamico e giurisperiti, vi è appunto il gran mufti, che viene ad essere così una figura dotata di grande peso ed autorità, nell’istituzione religiosa come nel Paese.

Fino ad ora il gran mufti di Al-Azhar è stato sempre scelto su nomina presidenziale, ma il Consiglio Supremo delle Forze Armate, organo attraverso il quale l’esercito ha traghettato l’Egitto dalla caduta di Hosni Mubarak all’avvento del nuovo raìs Mohammed Morsi, ha riformato la legge 103 riguardante proprio Al-Azhar istituendo questa nuova modalità di selezione. Nello specifico, a votare il gran mufti con scrutinio segreto è stato un consiglio di 26 teologi e dotti islamici (ulama’), tra i quali spicca Yusuf Al-Qaradawi, il presidente dell’Unione Internazionale dei Dotti Musulmani ed uno dei più influenti esperti di diritto islamico del pianeta (conosciuto al grande pubblico musulmano anche per la trasmissioneLa shari’a e la vita che conduceva sull’emittente del Qatar Al-Jazeera).

Tale nuova procedura costituisce un grosso vantaggio d’immagine non solo per l’istituzione religiosa, che si mostra da oggi in poi con un’aura di democrazia, ma anche per lo Stato egiziano in sé, che ultimamente proprio quanto a democrazia sembra essere parecchio indietro. La nomina ha sempre fatto avanzare sospetti (abbastanza fondati) di un’ingerenza delle autorità del Cairo sull’università religiosa, ma con questo nuovo meccanismo almeno in apparenza le cose sembrano cambiate. Ad avvalorare questa tesi c’è il fatto che il candidato alla carica di gran mufti ritenuto vicino ai Fratelli Musulmani (il movimento islamico cui appartiene il presidente Morsi e che vede nel partito oggi al potere in Egitto, Libertà e Giustizia, la sua diretta emanazione politica) non è risultato neanche nella rosa dei tre nomi finali di “papabili” (scelti tra le iniziali nove proposte).

Il nuovo gran mufti di Al-Azhar, che inizierà il suo mandato in questo mese dopo la ratifica (scontata) dell’elezione del presidente egiziano Morsi, è Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam (nella foto), 55 anni, docente di giurisprudenza islamica alla filiale di Al-Azhar situata nella città di Tanta e ritenuto indipendente ed equidistante dagli schieramenti politici. Succede ad Ali Gomaa, nominato da Mubarak nel 2003.

 

Va sottolineato che questo grande evento ha sicuramente deviato, anche se per pochissimo, l’attenzione dalla difficile situazione socio-economica e politica che vive il Paese negli ultimi tempi (che abbiamo monitorato costantemente su First Line Press anche con i resoconti del nostro inviato al Cairo). Tuttavia ciò non è assolutamente bastato a calmare il clima di tensione e incertezza che c’è nel Paese, che tra le altre cose andrà alle urne nella prossima primavera. Anche in questa prospettiva i Fratelli Musulmani, già fortemente contestati dalle piazze e avversati dall’opposizione del Fronte di Salvezza Nazionale, non escono per nulla rafforzati da quest’elezione ad Al-Azhar che rappresenta per il loro movimento una sconfitta non da poco.

Bookmark the permalink.