Egitto, un presidente alla sbarra in un’improvvisata aula di tribunale: processo a Morsi

La paradossale parabola della rivoluzione in Egitto ha segnato un’altra tappa quest’oggi. In un Paese in cui l’ex dittatore Hosni Mubarak con il ritorno dei militari ha potuto godere dei domiciliari ed una frenata ai propri processi, il presidente che è seguito alla dittatura, seppur colpevole di innumerevoli errori, restrizioni e confusioni di ruoli tra istituzioni e religione, ma che comunque era stato eletto democraticamente, sta subendo un processo, con la possibilità, seppur remota, di dover scontare le propri colpe con la pena di morte, più concreta quella dell’ergastolo: il processo a Mohammad Mursi.

La corte si è improvvisata all’interno di una scuola di polizia nella parte orientale del Cairo. Mursi, che seppur indipendente, ha rappresentato la politica dei Fratelli Musulmani nelle prime elezioni democratiche, giunte dopo anni di dittatura militare, è stato destituito a seguito della campagna Tamarod di giugno scorso. Le opposizioni al partito religioso si riunirono tra socialisti, liberisti, partiti di sinistra, movimenti di cittadini: supportati poi dai militari, che hanno tratto in arresto Mursi, accusandolo di aver agito violentemente contro le piazze in protesta e di aver aizzato nei giorni successivi alla deposizione i militanti della Fratellanza.

Mohamed Morsi si è presentato al tribunale improvvisato accompagnato da una grossa auto bianca, in giacca e camicia, sicuro di se e rifiutandosi di voler indossare l’uniforme destinata ai prigionieri. Ha immediatamente dichiarato di essere il legittimo presidente dell’Egitto. I sostenitori dei Fratelli Musulmani hanno denunciato che, a differenza del processo nei confronti di Hosni Mubarak, in quest’occasione non è stata data la possibilità ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro in corte: negata la possibilità di utilizzare telefoni cellulari per filmare. Le uniche immagini disponibili sono state a loop sempre quelle fornite dalla televisione di Stato, che oltre a Mohammed Mursi, ritraeva anche altri 14 dirigenti dei Fratelli Musulmani (loro con le divise da carcerati), nella gabbia dell’aula, accusati anche loro di incitamento alla violenza.

<<Sono qui contro la mia volontà>>.

Queste le parole dell’ex presidente egiziano, che ha più volte interagito con i suoi sostenitori presenti in aula. Si è creata così una bagarre. Tutto ciò ha fatto decidere al giudice di riprendere il processo il prossimo 8 gennaio. Provvedimento preso anche a seguito dell’ennesimo rifiuto di Morsi d’indossare l’uniforme carceraria.

<<La magistratura mi sta tradendo. Lei signor giudice non ha il diritto di provare se io sia colpevole o meno, perché io sono anche il Suo presidente>>.

Queste le ultime dichiarazioni di Mursi nella gabbia dell’aula, prima di essere trasportato poi nel carcere di Burj al-Arab ad Alessandria.

Le accuse più gravi contro l’ex presidente, rivolte dalla Giunta militare, si riferiscono ai fatti del dicembre 2012, quando furono uccisi manifestanti in presidio fuori il palazzo presidenziale.

Il ministero degli interni per il processo di oggi ha deciso di chiudere tutta piazza Tahrir, centro nevralgico dei momenti significativi della rivoluzione egiziana ed ha organizzato lo schieramento di ventimila agenti fuori il tribunale improvvisato. Ad Alessandria si sono registrati comunque scontri, con due persone rimaste ferite. 

First Line Pressi vi ha raccontato lo scenario egiziano con molti reportage sul campo. Il nostro dossier Dalla deposizione di Mubarak a quella di Morsi: l’Egitto che resta in piazza” ha raccolto tutti gli umori, con racconti, video e foto. Qui puoi scaricarlo gratuitamente!

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  • Francesca

    Diversi punti da chiarire sull’articolo:
    primo, perche’ nel titolo avete scritto :improvvisata aula di tribunale?
    Il processo si tiene all’Accademia di polizia al Cairo, uno dei posti piu protetti d’Egitto,e questo processo richiede un luogo super sicuro (ovviamente…che poi si e’ fatto anche in Italia per i maxi processi alla mafia)e dove dall’inizio della rivoluzione, si svolgono i processi di Mubarak e Habib el Adly, ex decennale ministro degli Interni durante il regime di Hosny. Tutta questa improvvisazione onestamente non la vedo, per metterla addirittura come titolo…
    Secondo: liquidare la terribile dittatutra dei Fratelli Musulmani e del loro presidente pupazzo Morsi, come se avesse fatto giusto qualche errore da poco, omettendo che appena eletto si autoproclamo’ praticamente imperatore attribuendosi pieni poteri e l’inappellabilita’ a tutte le sue decisioni, cosa che neanche Mubarak in 30 si era sognato di fare. Fu infatti definito il golpe bianco di Morsi. Oltre alle repressione contro giornalisti intellettuali e attori e chiunque osasse criticarlo, venivano arrestati grazie a una legge sull’offesa al presidente fatta da Re Farouk, usata raramente negli ultimi sessant’anni, abusata durante Morsi con centinaia di casi. Perche’ non una parola sul fatto che lui al suo primo discorso aveva solennemente promesso di essere il presidente di tutti gli egiziani senza distinzioni per poi immediatamente rivolgersi sempre ed esclusivamente ai suoi fedelissimi, alimentando le divisioni con discorsi estremisti e retrogradi? perche’ non avete detto che il popolo si era spaccato e diviso ferocemente proprio in un solo anno di dittatura islamista?Perche non avete fatto cenno del perdono presidenziale di Morsi con cui libero centinaia di estremisti islamici, accusati di terrorismo non solo in Egitto, ma sulle liste nere di molti paesi? Lasciando in galera centinaia di attivisti!Terrorsiti che poi si sono ristabiliti in Sinai attivandosi con cellule di Hamas e AL Qaeda.
    Poi basta di parlare di libere elezioni democratiche perche’ se si e’ vissuta anche solo un pochino la fase di transizione subito dopo la caduta di Mubarak, si valuterebbe con logica e lucidita’ che a quel tempo l’unico partito d’opposizione a Mubarak erano i Fratelli Musulmani, radicato ovunque e con tanti tanti soldi da investire in campagna elettorale, che venne fatta a suon di voti comprati tra la povera gente e di intimidazioni alle comunita copte piu isolate che si sono trovate impossibilitate di andare persino a votare per non rischiare la loro incolumita’.
    Perche non parlate delle mostruosita’ partorite dal “governo Morsi” fatto di fedelissimi tutti appartenenti ai Fratelli, independemente dalle loro capacita’…e infatti si e’ visto anche il disastroso tentativo di dirigere il paese…anzi neanche un vero tentativo fu fatto perche Morsi a livello economico mantenne tutto come ai tempi di Mubarak…e non parliamo delle torture fatte a manifestanti e residenti durante le imponenti manifestazioni all’Ithadeya (palazzo presidenziale) nel Dicembre scorso, contro Morsi. Represse ferocemente dalle milizie dei fratelli aizzate da Morsi stesso…dimenticare tutto questo, sorvolare e poi definire Morsi e la sua setta di fratelli, un presidente ingiustamente detronizzato (dal suo popolo prima di tutto , prima che dall’esercito)eletto “democraticamente” senza far riferimento alcuno a come andarono veramente quelle elezioni, alla terribile scelta in cui si trovarono gli egiziani al secondo turno quando dovevano scegliere se tornare in pasto alla cricca di Mubarak, votando Shafiq o l’incognita dei Fratelli Musulmani, che promettevano moderazione a destra e a manca…

    • FirstLinePress

      Cara Francesca,
      grazie per il tempo concesso e delle analisi che hai proposto. Dai punti di lettura che proponi e volendo partire dal titolo, ti invito a leggerlo come una precarietà che vive tutto lo scenario post-rivoluzionario, che appunto avrebbe dovuto emanciparsi da consuetudini da regime e dunque dal celebrare processi in scuole di polizia, che come potrai concordare non può essere il luogo adatto: senza fare il gioco di chi ha fatto peggio o meglio (compresi i processi di mafia in Italia).
      Potrai notare che riempiamo i nostri articoli di links (parole in grassetto arancione) che rimandano a precedenti pezzi sul tema, per non dilungarci ogni volta storicamente sui fatti analizzati. Potrai quindi leggere tutta una serie di reportage che di certo non fanno il canto trionfalistico ai Fratelli Musulmani ed al presidente Mohammad Mursi, ma pongono l’accento sulle perplessità di quel periodo di “transizione”, così come sulla Costituzione adottata, sulla repressione e sui diritti civili. Ne troverai davvero tanti, però argomentare su queste o quelle “elezioni democratiche” a seconda delle propensioni personali è riduttivo, rispetto a quello che potrebbe essere il macro tema dei sistemi democratici in tutto il mondo: se quello viene poi adottato, con tutte le remore del caso, deve poi essere misurato come tale.
      Il pezzo in questione è una cronaca surreale dei sogni infranti di molti egiziani, tra cui anche molti oppositori di Mursi, che certamente non festeggiano per questo processo all’ex presidente, ma che sono certo più preoccupati per quello che è successo ai vecchi esponenti del regime ed alla riformulazione “democratica”.
      First Line Press è contro le dittature religiose, militari e morali. Scriviamo sempre di repressione, raccontando chiunque la subisca, sia che siano vittime simpatiche o meno. La caduta di Mubarak; il fallimento della transizione democratica; gli errori dei Fratelli Musulmani; i rapporti dell’Egitto con Gaza, gli USA, l’Europa; Tamarod; il ritorno violento dei militari; strutture democratiche che non possono essere affidate ai militari.
      Questioni da raccontare con tutti i chiarimenti del caso, ma ti prego di rileggere il nostro giornale su tutto il fronte egiziano, così da poterci poi magari rimproverare di inadempienze.
      Ti ringraziamo ancora per lo spazio di discussione che hai aperto e speriamo tu possa continuare a leggerci, offrendoci nuovi momenti di dibattito.
      La redazione

  • Francesca

    grazie mille per la cortese risposta.
    Mi ripromette di leggere al piu presto altri vostri reportage sulle varie fasi della rivoluzione egiziana.
    Sono contro le dittature militari, ho vissuto sulla pelle quella di Mubarak, avendo vissuto in Egitto per 10 anni fino a pochi mesi fa e essendo sposata con un egiziano.
    Temo che l’attuale dittatura militare posso ripristinare lo stesso stile repressivo adottato da Mubarak, anche se so con certezza che moltissimi eigiziani sono sempre pronti a tornare in piazza per dire NO ancora una volta alle dittature.
    Nn v’e’ dubbio che quello che stia avvenendo ora in Egitto dal dopo Morsi sia una vera e propria presa di forza dei militari.
    Avendo vissuto sull mia pelle anche l’anno di regime di Morsi ho visto e sentito la pericolosita di ritrovarci in poco tempo in un futuro medievale, tetro e lontanissimo anni luce dalla democrazia tanto agognata dai protagonisti della rivoluzione del 25 Gen.Ma non solo la prospettiva del futuro era orribile ma anche il pressente in cui si era costretti a vivere in quei 12 mesi di dittatura fascista, misogina, bestiale e retrograda dei Fratelli Musulmani. La transizione scioccante, l’ennesima che abbiamo appena passato in Egitto era purtroppo inevitabile. Se non fosse sceso “in guerra” apertamente contro i Fratelli M., l’esercito egiziano, sarebbe sceso il popolo e allora si che sarebbe stata guerra civile e altro che mille morti! E’ stato come un aborto doloroso ma inevitabile!

    Grazie ancora per il dialogo e buon lavoro!

    Francesca