Elezioni in Francia: il Fronte Nazionale sfonda… ma anche no

Dopo il primo turno delle municipali francesi la stampa di tutta Europa ha versato fiumi d’inchiostro sullo strabiliante successo del partito di Marine Le Pen. Ma è davvero così?

 

Osservando l’andamento delle elezioni oltralpe dalla “prima linea”, proviamo a decriptare un po’ il fenomeno e a capirci qualcosa in più. L’impressione principale sembra essere “Molto rumore per (quasi) nulla”, parafrasando la commedia shakespeariana.

Intendiamoci: non si tratta di negare la risalita della formazione di estrema destra francese da quando a guidarla dal 2011 c’è Marine Le Pen, la fille du patron. La sua opera di “banalizzazione” o, come la chiamano da queste parti, dédiabolisation del Front National, abilmente giostrata mischiando lo stampo neofascista con populismo, euroscetticismo, islamofobia, razzismo e persino strumentalizzando valori “repubblicani” come la laïcité, da’ i suoi frutti. E non è per nulla una buona notizia.

Il problema è che i risultati di domenica 23 marzo, se non contestualizzati, risultano semplicemente funzionali al gioco della Le Pen e dei loschi figuri che le gravitano attorno. Le grida della grande stampa, che amplifica senza approfondire, sembrano star facendo esattamente questo.

Innanzitutto guardiamo la matematica di questi risultati. Il primo turno delle elezioni municipali (che in Francia, ricordiamo, si tiene ogni cinque anni nella stessa data per tutti i ca. 36.000 comuni che la compongono, e viene seguito da un secondo turno la settimana seguente se nessun candidato supera il 50% dei voti) ha prodotto le seguenti cifre a livello nazionale: la galassia della destra gollista (Ump + altri partiti di centro e centrodestra) guadagna complessivamente il 48%, le liste di “sinistra” (socialisti, comunisti, ecologisti, Parti de Gauche…) si attestano attorno al 43%, il Fronte Nazionale ha avuto il 7% circa delle preferenze. Un “successo”, se il parametro è il voto di 5 anni fa, quando il FN ebbe lo 0,93% al primo turno e lo 0,28% al secondo. Ma non si può dire di aver “trionfato” con il 7%.

Teniamo poi presente che il “partito” dell’astensione ha raggiunto il 35%, record storico in Francia per questo tipo di scrutinio. Dovrebbe far più notizia questo.

Si tratta qui di statistiche sul piano nazionale (fonte: istituto BVA), mentre focalizzando l’attenzione sui singoli comuni, nella maggior parte dei casi la partita si giocherà al secondo turno. Qui a sfidarsi saranno quasi sempre i candidati delle coalizioni rappresentate dai due principali partiti (il Parti Socialiste e l’Union pour un Mouvement Populaire), tranne in quelle situazioni dove si terranno i “triangolari”, con tre candidati che hanno superato il 10%. Il terzo è a seconda dei casi o il Front de Gauche, o i Verdi, o appunto il Front National. Tra le grandi città la situazione più eclatante è a Marsiglia, dove al ballottaggio andranno il sindaco gollista uscente (40%), il candidato socialista arrivato terzo (20%) e quello frontista, che per poco lo ha superando piazzandosi secondo (22%). Situazione analoga con il Fronte Nazionale al secondo turno in buona posizione si presenta in altri comuni come Avignone, Perpignan, Béziers, Fréjus.

Dove il Fronte Nazionale ha conquistato un sindaco al primo turno è in comuni più piccoli. Tra questi ha fatto scalpore quello di Hénin-Beaumont (30.000 abitanti), nella regione Nord-Pas de Calais. Il nuovo primo cittadino Steeve Briois ha però vinto di un soffio, con il 50,25%, ed in una località che già da qualche anno sta diventando quasi un “feudo” della fiamma tricolore (nel 2012 Marine Le Pen ha perso per poco la poltrona di deputata proprio lì). Risultati di gran lunga migliori il Front National li aveva avuti nel 95, quando a guida Jean-Marie Le Pen elesse i suoi primi sindaci, anche in grandi città come Toulon e Orange.

Va considerato, inoltre, che il Fronte Nazionale è riuscito a presentare le sue liste solo in poco più di 600 comuni (su 36.000), e dove c’è riuscito in molti casi è stato protagonista di scandali: in un comune della Val d’Oise tra i candidati FN figurava una 96enne morta il 18 febbraio, mentre in diversi altri dipartimenti decine di persone si sono ritrovate sulle liste a loro insaputa, in molti casi perché la firma sui moduli era stata estorta approfittando dell’età o del fragile stato di salute (il portale SaphirNews, tra gli altri, riporta la notizia).

Si tratta quasi ovunque di una sorta di effetto ottico: le percentuali del Fronte Nazionale sono sembrate altissime anche perché spesso le varie forze di sinistra o destra si sono presentate smembrate, ma quasi sempre si ricompatteranno in vista del secondo turno, dove peraltro di solito l’astensione è ancora maggiore. Moltissimo ha pesato, poi, la “punizione” che un gran numero di francesi ha voluto dare con il voto a Hollande ed al governo socialista di Ayrault, che hanno deluso ulteriormente quei pochi che avevano ancora delle aspettative. Probabilmente è questa l’interpretazione più sensata da dare a questa tornata elettorale: un enorme “no” (espresso tramite il non voto o il voto a partiti non al potere) al neoliberismo e all’austerity di stampo tecnocratico europeo, che Parigi ha sposato ancor più palesemente annunciando la “svolta socialdemocratica” (si legga: di destra). Dall’occupazione che cala, alla mancata svolta ecologica (che ha causato nelle scorse settimane un inquinamento record, nella capitale e non solo), alle disuguaglianze sociali, alle grandi opere imposte come l’aeroporto Notre-Dame-des-Landes, i francesi hanno poco di cui stare allegri.

Questa protesta si è espressa in parte con il voto al Fronte Nazionale, che ha fatto la voce grossa approfittando della situazione di crisi ed ha avuto un grande aiuto dai media (Checchino Antonini su popoff.globalist.it analizza in dettaglio la presenza dei partiti in tv e radio), ma in molti casi anche con l’elezione di esponenti di movimenti di protesta locali, come quelli dei bonnet rouges in Bretagna.

In generale, quello che sembra emergere dall’esempio francese è ancora una volta il grande peso che hanno i sistemi di comunicazione nel condizionare il voto, soprattutto in senso populista. Movimenti politici come il Fronte Nazionale, ma anche, per citare l’Italia, fenomeni come quello berlusconiano, come la Lega Nord o come il Movimento 5Stelle (che è riuscito nell’abile impresa comunicativa di far parlare tutti i giorni di sé in tv proprio attraverso il suo rifiuto e disprezzo di essa) hanno strategie mediatiche molto efficaci e un messaggio che mai come in tempi di instabilità e precarietà fa breccia, annebbia le coscienze. Salvo poi portare al riaffacciarsi di messaggi xenofobi, tendenze retrograde, spinte autoritarie.

Una tendenza alla quale stare molto attenti, soprattutto in vista delle prossime europee, per le quali Marine Le Pen auspica un’unione di tutte quelle forze populiste e xenofobe che, come ci ha raccontato Lorenzo Giroffi in questo recente articolo, si stanno sviluppando in tutta Europa sotto le sembianze dell’euroscetticismo.

 

Per approfondire:

La carta e la sintesi del voto del 23 marzo su L’Humanité

I risultati ufficiali comune per comune del Ministero degli Interni francese.

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