Emergenza rifiuti in Calabria: proteste a Battaglina e Celico

Le buste di immondizia si accumulano ai bordi delle strade in Calabria, la sera ci sono roghi simili a quelli della terra dei fuochi, e tra cittadini e amministrazioni la guerra é sempre più tesa. Sembra che 16 anni di commissariamento (e 1 miliardo di €) non siano serviti in questa Regione: siamo in piena emergenza rifiuti. 8445719492_a6b89f12c5_hIl territorio è infatti servito da una serie di discariche sotto inchiesta o al limite della saturazione, ma ciò che ha scatenato la crisi delle ultime settimane è la chiusura per 20 giorni di quella di Pianopoli per una manutenzione straordinaria che il maltempo rese necessaria all’inizio di febbraio. Quando il 28 la discarica ha riaperto, raddoppiando la soglia di ricevimento dei rifiuti provenienti dall’impianto di Sambatello da 400 a 800 tonnellate al giorno, è partita una lotta tra le città per accedere prioritariamente alle sue volumetrie disponibili, Catanzaro e provincia in prima fila. I rifiuti accumulatisi sono ancora in questo momento un problema, e la crisi continua.

Ma oltre alla forzatura delle discariche già attive la Regione si è mossa con un atto legislativo straordinario che annulla, in nome dell’emergenza, la legislazione nazionale: sarà di nuovo possibile portare in discarica il “tal quale”, ossia il rifiuto non trattato in impianti TMB (di trattamento meccanico biologico) che negli invasi deperisce, ormai considerato dalle stesse direttive europee troppo instabile e pericoloso per terreni e falde circostanti. Inoltre il provvedimento permette l’apertura alle discariche dei privati già in esercizio o con pratiche autorizzative ancora in corso, perché prive di documentazione completa. Una scelta che i comitati ritengono non solo estremamente pericolosa per il territorio, ma anche politicamente significativa: in una Regione in cui sono ricorrenti le indagini nei comuni per infiltrazione mafiosa il ritardo amministrativo che ha generato l’emergenza sembra creato ad hoc per finanziare imprese private prive dei requisiti necessari. La mala gestione dei rifiuti sembrerebbe allora un favore alle imprese che, secondo lo stesso Sindaco di Cosenza “hanno interesse nel verificarsi delle emergenze, perché é nel corso di queste crisi che si fanno i massimi profitti”.

E si parla di molti soldi: in Calabria lo smaltimento dei rifiuti viene pagato dai comuni daFlikr Creative Common Di Antonello Mangano 150 a 180 € a tonnellata, e tra le spese previste ci saranno 180 milioni di € per lo smaltimento fuori dalla Regione, nonché 250 milioni di € per discariche e mega impianti. Secondo l’assessore all’Ambiente della Regione Francesco Pugliano la norma di modifica sarebbe di “straordinaria importanza” nonché l’unica soluzione per una risposta immediata. Ma le posizioni contrarie di una serie di comitati sembrano più che ragionevoli e, dato che il problema riguarda ormai l’intero territorio, si sta realizzando una connessione tra di questi che ha visto nella giornata di ieri, il 10 marzo, una conferenza stampa congiunta a Bisignano, in vista di una manifestazione da tenersi il 13 marzo a Reggio Calabria, in concomitanza con la seduta della Commissione Ambiente della Regione. Sono circa una trentina i comitati aderenti alla piattaforma di questa iniziativa, ed aumentano di ora in ora. Oltre all’opposizione al provvedimento regionale, l’intenzione è anche quella di produrre una proposta di legge regionale sul “Riordino del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati in Calabria” da offrire ai Consiglieri Regionali disposti a farsene carico.

1940006_10203131686354694_700457704_oNel frattempo in questi giorni sono continuate le opposizioni sui territori. Nella giornata di ieri il presidio del Comitato Ambientale Presilano si è scontrato per la terza volta con le forze dell’ordine per opporsi all’utilizzo della discarica privata di Celico, da tempo chiusa. Il suo riutilizzo é dovuto alla chiusura di quella di Pianopoli (e quindi all’accumulo di rifiuti prodotto) nonché al provvedimento regionale che permette il conferimento ai privati senza più autorizzazione (sebbene l’Assessore Pugliano neghi che questa vecchia discarica ne sia priva). Secondo il progetto iniziale a Celico sarebbe stato sversato il “tal quale”, ma dopo 23 giorni di presidio cittadino sempre più serrato, con ben tre scontri con la polizia il 21 febbraio, l’8 marzo e ieri 10 marzo, la situazione sembrerebbe in mutamento. Negli scontri di ieri un ragazzo è stato ferito e portato all’ospedale, e nelle ultime settimane molti membri del comitato hanno ricevuto denunce dalla Digos, anche un anziano che sventolava fiori davanti alle guardie in tenuta da sommossa. Ma nonostante la forzatura del blocco dei camion da parte delle forze dell’ordine, ieri il comitato ha voluto mantenere la tensione bassa. Si attendevano infatti notizie dall’incontro in prefettura fissato per le 12, che prometteva una mediazione tra l’emergenza rifiuti nella provincia di Cosenza (alla vigilia della grande fiera di San Giuseppe) e l’esigenza locale di non veder sversato il “tal quale”. Dalle ultime notizie sembrerebbe si sia deciso di far passare i rifiuti prima per l’impianto di trattamento della Calabria Maceri. Dopo tale processo il rifiuto sarà10005949_10203131686474697_1901973036_o diviso in umido e frazione secca, il cosiddetto CSS (Combustibile Solido Secondario) o CDR (Combustibile Da Rifiuto) che verrebbe bruciato nell’inceneritore di Gioia Tauro. L’umido (altamente contaminato, in quanto prodotto da una divisione successiva e non da raccolta differenziata) andrebbe comunque a Celico, e quindi per il comitato il risultato non è ancora soddisfacente.

20140127233398140600A Battaglina un’altra lotta anti-discarica continua ad andare avanti. Una storia più vecchia questa, non diretta conseguenza dell’attuale crisi calabra, ma frutto di un disegno amministrativo contorto e sospetto. Si tratta di una discarica per ancora solo su carta, sebbene i lavori di realizzazione siano iniziati nel marzo 2013. Nascosta inizialmente dietro al progetto di un’ Isola ecologica, ossia una sorta di magazzino di stoccaggio in cui rifiuti differenziati vengono momentaneamente raccolti in vista di un loro trasporto ai consorzi di riciclo, rischia invece di diventare la seconda discarica più grande d’Europa per rifiuti indifferenziati e rifiuti speciali tossici (amianto compreso). Il tutto in una zona argillosa e friabile, la cui falda acquifera rifornisce circa 100mila abitanti delle zone limitrofe e dove c’è un vincolo per incendio. Nel 2007 infatti una parte del bosco di quell’area è andato a fuoco. Una legislazione nazionale impedisce per 10 anni qualsiasi attività privata in un terreno incendiato, allo scopo di inibire i roghi dolosi finalizzati alla svalutazione di un territorio, o al suo cambio d’uso. Tuttavia l’incendio del 2007 non ha impedito il progetto della discarica, e la sua realizzazione fatta sotto silenzio e scambiata inizialmente dai cittadini per l’ennesimo parco eolico, è stata scoperta dai cittadini solo per caso l’anno scorso. L’opposizione dei cittadini di Borgia, 1524806_10202021800018682_1972330780_nSan Floro e Girifalco è stata immediata e molto forte. Un presidio permanente ha sfidato il maltempo di questo inverno, impedendo il proseguimento dei lavori la cui chiusura era programmata per il novembre 2013. Il confronto con i politici locali è stato duro, si parla addirittura di un Consiglio Comunale a Borgia finito in rissa all’uscita dei consiglieri dall’edificio. La protesta ha prodotto interrogazioni parlamentari presentate da schieramenti politici abbastanza trasversali, nonché un esposto per tutelare gli usi civici su cui si esprimerà la magistratura il 31 marzo. Tuttavia già il 4 marzo una delibera della Regione ha sospeso il Giudizio di Compatibilità Ambientale e l’Autorizzazione Intregrata Ambentale rilasciati alla Sirim Srl, l’azienda che dovrebbe realizzare la discarica.

Certo i cittadini pagano con la fatica dei presidi e con i provvedimenti giudiziari con cui sono attaccati. Ma sia il caso di Celico che quello di Battaglina hanno dimostrato come sia stato possibile ottenere dei risultati, magari parziali, ma in progressivo miglioramento, opponendosi ad una classe politica forse corrotta, o forse semplicemente incapace e lontana dai bisogni reali dei cittadini. Un spazio nella politica lasciato vuoto e che la società civile, lasciata sola con i suoi problemi, sembra intenzionata ad occupare stabilmente.

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