Emergenza rifiuti nel Lazio: chiuse le discariche di Cerroni per antimafia, per poco

Non sembra arrivare ad una soluzione la crisi del ciclo dei rifiuti nel Lazio. Tra l’esaurimento di molte vecchie discariche, la penuria di impianti di trattamento e l’inchiesta sul monopolista Manlio Cerroni e sulle sue aziende, il flusso dei camion continua a spostarsi in maniera disordinata da un territorio all’altro. E cominciano una serie di guerre tra prefetti ed amministrazioni comunali.Monnezza Villa BonelliLe novità più importanti delle ultime settimane sono infatti una serie di procedimenti giudiziari che hanno colpito le imprese di Cerroni: all’inizio di marzo la Colari, gestore della discarica di Malagrotta, è stata interdetta dal prefetto Giuseppe Pecoraro, ex Commissario per l’emergenza rifiuti romana, per l’utilizzo degli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico). Si tratterebbe di un’interdizione antimafia che colpisce le aziende dell’imprenditore sotto inchiesta e che in teoria impedirebbe alle amministrazioni pubbliche di stipulare contratti con esse. Tuttavia il sindaco di Roma Ignazio Marino è immediatamente intervenuto con un’ordinanza straordinaria che mantiene gli impianti attivi per altri tre mesi, generando tra l’altro una situazione paradossale. L’azienda municipalizzata AMA ha infatti potuto continuare a conferire rifiuti agli impianti, evitando però di pagare le tariffe a causa della proibizione della stipula di contratti. E l’imprenditore è andato su tutte le furie, minacciando di chiudere gli impianti e mandare la capitale verso la catastrofe.

Tale interdizione antimafia non è stata limitata alla Colari di Malagrotta. Anche ad Albano Laziale e a Viterbo le aziende di Cerroni sono bloccate da procedimenti antimafia a seguito dei processi del proprietario.

A Viterbo l’azienda sotto scacco è la Ecologia Viterbo, che prima dello scatto delle2 manette era sotto la gestione di Bruno Landi, uomo di fiducia di Cerroni, e secondo i giudici sua “cerniera” col mondo della politica, in quanto ex Presidente della Regione Lazio negli anni ’80. Tuttavia il suo arresto al seguito di Cerroni ha prodotto la sua immediata sostituzione, e quindi l’eventuale interdizione dell’azienda è ancora in discussione. La Ecologia Viterbo gestisce in questa provincia la discarica di Monterazzano e l’impianto di TMB di Casale Bussi, e anche per essa la mancata “certificazione antimafia” potrebbe produrne l’interdizione. Tuttavia il prefetto di Viterbo Antonella Scolamiento, forse consapevole del caos che ne conseguirebbe, sembra titubare nella decisione. Recentemente ha dichiarato che i suoi dubbi deriverebbero dal fatto che “Landi non è più presidente di Ecologia Viterbo. Stiamo valutando cosa fare, insieme alle forze dell’ordine e alla Procura. Le interdittive si fanno su richiesta di un certificato antimafia, non è che avvengono tout court”. Ma è l’assoluzione è ancora lontana, visto che lo stesso prefetto ha ammesso che, sebbene siano diverse le persone presenti nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda, le stesse indagini della Procura di Roma attesterebbero la presenza al suo interno di un sistema di scatole cinesi. Per lo stesso Cerroni, proprio oggi, è stato chiesto il giudizio immediato per associazione a delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti. Il processo inizierà il 5 giugno.

largeTornando nella provincia di Roma sempre il prefetto Giuseppe Pecoraro ha interdetto l’utilizzo della discarica di Roncigliano e degli impianti TMB presenti al suo interno, di proprietà della cerroniana Pontina Ambiente. Un provvedimento attivo dal 13 marzo ma, come per Roma, annullato prontamente dalle amministrazioni locali. La legge che impedisce la stipula di contratti da parte delle amministrazioni pubbliche con aziende sospettate di infiltrazioni mafiose contiene infatti al suo interno un escamotage: la possibilità di bypassare tale divieto “in caso di fornitura di beni e servizi ritenuta essenziale per il perseguimento dell’interesse pubblico, qualora il soggetto che la fornisce non sia sostituibile in tempi rapidi”. E quindi l’interdizione operata dal prefetto Pecoraro, e notificata dal capo di gabinetto della Prefettura di Roma Dott. Del Giudice al VI dipartimento Rifiuti della Provincia di Roma e al sindaco di Albano Nicola Marini, è stata subito seguita da un’ordinanza di quest’ultimo, parallela a quella del suo collega romano. Tutti i Comuni che sversano nella discarica di Roncigliano, ossia Albano, Lanuvio, Ariccia, Rocca di Papa, Castel Gandofo, Marino, Ardea, Pomezia, e in parte anche Roma, Fiumicino, Ciampino, Città del Vaticano, avranno altri 90 giorni di tempo per trovare un’alternativa. Inoltre se volessero potrebbero in questo periodo evitare, furbescamente, di pagare le tariffe alla Pontinia Ambiente come ha fatto l’AMA.

Per i comitati una luce in fondo al tunnel di questi 90 giorni o no? É comunqueVilla Bonelli monnezza 2 paradossale che possa essere una certificazione giudiziaria a chiudere discarica e impianto, e non l’attestato disastro ambientale prodotto sul territorio. Daniele Castri, legale del Coordinamento contro l’inceneritore, ha dichiarato che negli ultimi 4 anni l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente (ARPA) ha registrato 163 sforamenti rispetto ai limiti consentiti per legge nella presenza di elementi chimici pericolosi presso i pozzi spia degli invasi. Inoltre negli ultimi mesi l’adiacente area del Villaggio Ardeatino ha vissuto una serie di emergenze igienico-sanitarie: 21 persone finite al pronto soccorso a seguito di malesseri prodotti dai miasmi provenienti dalle colline di rifiuti. La discarica di Roncigliano è attiva dal 1979, e di proprietà di Manlio Cerroni dalla metà degli anni ’90. Vecchia, sovrasfruttata rispetto alle volumetrie disponibili, la vita intorno ad essa è sempre più impossibile. Ma la raccolta differenziata è lenta a partire. Quella a porta a porta sul territorio di Albano Laziale copre solo 9mila abitanti su 42mila, e i tre mesi dell’ordinanza comunale sembrano davvero pochi per trovare un’alternativa. Domani, mercoledì 2 aprile, si terrà appositamente una Conferenza dei Servizi alla quale sono state invitate Regione, Provincia, Asl locale, Arpa e Volsca ambiente (altra azienda della gestione rifiuti sul territorio dei Castelli Romani). Il rischio è che il buco lasciato sul mercato dalle aziende di Cerroni, piuttosto che favorire un ciclo dei rifiuti alternativo fondato sul riciclo, veda la creazione di nuove discariche da parte di aziende gemelle di quelle cerroniane. O ancora peggio. La Regione Lazio e lo stesso Ministero dell’Ambiente, a partire dal mandato di Corrado Clini di due anni fa, sembrerebbero infatti orientati allo sviluppo di un nuovo ciclo dei rifiuti interamente incentrato sul recupero energetico, che direzioni l’umido negli impianti a biogas sempre più numerosi, e il restante rifiuto tradotto in CSS (Combustibile Solido Secondario), per i cementifici e le altre fabbriche, in alternativa agli idrocarburi.

Intanto altre due sentenze del Tribunale Regionale Amministrativo (Tar) del Lazio creano ulteriore caos per la Regione: a Giudonia Montecelio il giudice ha bocciato la possibilità di continuare ad utilizzare il settimo invaso, da tempo esaurito, e la Guardia Forestale lo ha posto sotto sequestro. Un intervento arrivato in grande ritardo. Come motivazione l’assenza delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche e archeologiche, le stesse che mancavano anche 4 anni fa quando l’invaso è stato aperto, e che al momento opportuno ne avrebbero impedito la realizzazione. Tuttavia la sentenza rappresenta una svolta per la trentennale discarica collocata dentro il parco regionale, nonché un grosso problema per la giunta di Zingaretti.

A Falcognana invece un’altra sentenza del Tar laziale consentirà di proseguire i lavori per il terzo invaso della discarica Ecofer. Originariamente tale discarica era destinata al solo car fluff, il residuo non metallico dello smaltimento delle macchine, un rifiuto stabilizzato e non pericoloso. Nell’agosto del 2013 invece è stata scelta come destinazione alternativa a Malagrotta per i rifiuti solidi urbani di Roma. Dopo forti mobilitazioni locali il Ministro dell’Ambiente Orlando aveva bloccato la decisione, ma chissà se la sentenza del Tar non possa ridare spazio a questa possibilità. E a pochi chilometri dalla discarica di Roncigliano ci si troverebbe un nuovo polo di inquinamento, in attesa dell’ennesima emergenza pilotata che ne garantisca lunga vita.

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