Expo 2015: la cartina tornasole del capitalismo italiano

E’ notizia di ieri, l’arresto di sette persone da parte della guardia di finanza milanese, coordinata dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Milano Ilda Boccassini, dai pubblici ministeri Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio e dal procuratore della repubblica Edmondo Bruti Liberati in seguito ad un’inchiesta sugli appalti dell’Expo 2015 che si terrà nella città meneghina dal primo maggio al 31 ottobre.

I reati ipotizzati sono quelli di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta, per via di alcuni appalti “pilotati”.

Tra gli arrestati, oltre al direttore pianificazione e acquisti, nonchè responsabile unico delle gare di appalti dell’Expo, Angelo Paris, nomi noti del panorma politico, quali Luigi Grillo ex senatore di Forza Italia (ritenuto intermediario di presunte irregolarità negli appalti di Infrastrutture lombarde, una controllata della regione Lombardia dedicata alla realizzazione di opere pubbliche); Primo Greganti, (ex PCI-PDS-DS ed ora PD) già noto per il suo coinvolgimento, tra l’altro mai ammesso dallo stesso nell’inchiesta  “Mani Pulite” che di fatto coinvolse tutto il PCI e Gianstefano Frigerio ex segretario della Democrazia Cristiana milanese, quasi come se fossimo ad un tratto tornati indietro di oltre vent’anni. Arresti che sommati a quello di Claudio Scajola ordinato dalla magistratura di Reggio Calabria che lo accusa di aver favorito la latitanza di Matacena, fanno resgistrare una giornata nera per il ceto politico italiano, sempre più alla disperata ricerca della credibilità perduta.

Inoltre, sono stati raggiunti da un fermo anche l’imprenditore Enrico Maltauro, costruttore che, tra le altre opere, aveva partecipato anche al Progetto CASE nell’ambito della ricostruzione di L’Aquila dopo il terremoto, ed il mediatore Sergio Cattozzo; mentre è stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare anche Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture lombarde già arrestato il 20 marzo dalla guardia di finanza con l’accusa di truffa e turbativa d’asta;

Proprio a proposito dell’arresto di Rognoni del marzo scorso, il commissario dell’Expo 2015, Giuseppe Sala, che adesso si dichiara tradito per questa vicenda dichiarò:

Non c’è un coinvolgimento diretto di Expo ma di un nostro fornitore di servizi. La storia di quattro anni di lavoro dice che Expo è in mano a persone pulite. Se ci fossero coinvolgimenti diretti di Expo, anche la mia posizione personale sarebbe a disposizione”.

Il rischio paventato dagli organizzatori dell’evento è quello di sforare i tempi previsti; un’eventualità paventata già precendentemente dallo stesso Sala che ha dichiarato più volte che per rispettare la tabella di marcia sulla quale i lavori erano già di per sè in ritardo sarebbe stato necessario procedere a ritmi serrati giorno e notte coi cantieri illuminati, oltre che istituire un pacchetto di misure straordinarie. Il fatto che tra di esse ci fosse anche quella di allentare i rigidi controlli antimafia per le gare sui lavori di padiglioni, allestimenti e servizi, non fa altro che alimentare i sospetti ed il malumore tra i comitati che sin da subito si sono opposti, ma in generale a tutta la cittadinanza, che vedono rinvigorire così le loro tesi secondo cui l’Expo 2015 e tutte le opere ad essa collegate non sarebbe stata altro che un nuova occasione per far circolare denaro sempre negli stessi ambienti e tra le stesse mani e che avrebbe avuto inevitabilmente l’effetto di dare vita ad una nuova speculazione tanto finanziaria quanto ambientale, gestita da quella che la stessa Procura milanese non ha esitato a definire “cupola di interessi”.

Uno scenario simile per molti versi a quello che sta accadendo anche in Val di Susa, dove le storie di ordinario malaffare si sprecano, nonostante la TAV sia sotto una sorta di tutela da parte dello stato che, puntualmente si gira dall’altra parte d’innanzi a storie di corruzione analoghe se non peggiori.

Pertanto, nonostante sia già partito il canovaccio delle poche mele marce che per i loro interessi inquinano opere di interesse pubblico; dopo un’analisi più attenta non si può fare a meno di evidenziare come il connubio tra imprenditori, ceto politico, enti amministrativi, manager di aziende pubbliche e partecipate in vista dei grandi eventi e della grandi opere, sia diventato una consuetudine malsana che fa sollevare parecchi dubbi su come il capitalismo per perseguire i propri fine debba necessariamente andare aldilà delle regole e contro la collettività.

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