Farc in tregua per le elezioni in Colombia, il processo di pace a Cuba continua

È quasi terminata l’attesa in Colombia: le elezioni presidenziali sono annunciate per il 25 maggio, in contemporanea con quelle del Parlamento europeo. Per l’occasione le FARC hanno annunciato una tregua alle loro azioni, anche per abbassare ulteriormente i toni del conflitto e favorire le trattative di pace in corso a L’Avana.Il blocco delle operazioni militari offensive contro le forze armate o le infrastrutture economiche durerà dalle ore 00.00 del 20 maggio alle 24.00 del 28. Ad annunciarlo è stato uno dei più noti negoziatori delle FARC, Pablo Catatumbo. Il comunicato che annuncia la tregua è firmato inoltre dal numero 1 delle FARC, ‘Rodrigo Londoño Echeverri’ alias Timoshenko e dal leader dell’ELN Nicolás Rodríguez. Si tratta della prima “azione effettiva”da parte delle FARC nel corso di questa fase di dialoghi con il governo di Juan Manuel Santos, candidatosi anche a questa nuova tornata elettorale. Tuttavia in un comunicato congiunto delle FARC e dell’ELN (Ejército de Liberación Nacional) i guerriglieri dichiarano di “non credere” ai comizi e che la tregua sarebbe dovuta soprattutto alla sua richiesta da parte di “molte voci” in Colombia.

I sondaggi darebbero favorito di poco il partito dell’ex presidente Álvaro Uribe, il movimiento Centro Democratico che presenta come candidato Óscar Iván Zuluaga, il quale ha raggiunto il 29,3% superando momentaneamente Santos, che si posiziona al 29%. Si tratta di un dato preoccupante per i guerriglieri dal momento che, mentre Santos ritiene che l’annuncio del cessate il fuoco delle FARC sia “assolutamente positivo”, Zuluaga lo ha denigrato come solo “un chiste”, ossia “uno scherzo”. Inoltre il candidato del Centro Democratico si è dichiarato più volte contrario ai negoziati in corso con i guerriglieri. Forse per questo motivo ‘Rodrigo Granda’ alias Ricardo Téllez il 14 maggio ha dichiarato nel corso di un’intervista che con queste elezioni è “in gioco la pace o la guerra”. Ha poi proseguito “Chi ostacolerà il processo di pace all’Avana, compreso il Presidente della Repubblica, dovrà pagare un costo politico molto grande, enorme, perché questo processo è qui per restare. (…) Noi non ci basiamo sui sondaggi ma seguiamo la realtà del paese (…) Il paese ha già identificato chi è per la guerra (…) In un simile contesto non è possibile constatare se i sondaggi sono gonfiati. Soprattutto non pensiamo che il popolo colombiano voglia la guerra ”. Granda ha poi parlato della volontà da parte delle FARC di stabilire in maniera definitiva una tregua delle azioni offensive in maniera bilaterale, affermando che secondo il movimento rivoluzionario la palla sarebbe in questo momento dalla parte del Governo a cui spetta la decisione politica. “Si risparmierebbero morti, vedove, orfani, sangue e distruzione nel nostro paese. È semplice, noi potremmo farlo già oggi, a patto che lo faccia anche il governo, è una questione bilaterale”.

Intanto le trattative di pace, partite nel novembre 2012, che vedono come garanti Cuba e Norvegia, sembra vadano avanti. Il 16 maggio c’è stato un accordo tra le parti in merito ai traffici di “droga illecita”. Si tratta del terzo accordo siglato da quando i dialoghi sono iniziati. I primi due sono stati sulla riforma rurale e sulla partecipazione politica, seguirà il confronto sull’abbandono delle armi, sul risarcimento delle vittime del conflito e sulla controfirma di un eventuale accordo. Il patto in merito alle droghe è stato annunciato nel corso di una conferenza stampa al Palazzo delle Convenzioni dell’Avana. Le FARC si sono impegnate a “contribuire efficacemente, con la massima determinazione e con azioni pratiche, alla ricerca di una soluzione definitiva al problema delle droghe illecite e, nel caso si riuscisse a porre fine al conflitto, a rompere ogni relazione con questo fenomeno”. Da parte sua il governo colombiano ha invece affermato di essere disposto “a intensificare e affrontare con decisione la lotta alla corruzione nelle istituzioni conducendo un processo nazionale efficacie, che interrompa qualsiasi rapporto con questo flagello nei settori della vita pubblica”.

Tuttavia parrebbe che il risultato delle elezioni potrebbe mettere in crisi lo stesso negoziato. Infatti Santos ha commentato positivamente il nuovo accordo in tema di droghe illecite, che permetterà di aprire “grandi possibilità non solo per il paese ma anche per tutto il mondo”, e a gennaio si è detto sicuro di riuscire a concludere gli accordi con i guerriglieri per la fine del 2014. Ma invece Zuluaga, una volta in carica, potrebbe interrompere questo percorso di trattative. Si tratta allora di Guerra o Pace, come ha sostenuto Rodrigo Gandra, e il popolo colombiando quella Pace la merita davvero.

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