Vittoria dei minatori sudafricani, finisce lo sciopero del platino

Miniera di platino in Sudafrica (Flickr chi-diver)

Miniera di platino sudafricana (Flickr chi-diver)

Lo sciopero dei minatori del platino in Sudafrica sembra giunto alla fine. Dopo cinque mesi di braccia incrociate da parte di 70mila operai, Joseph Mathunjwa, presidente dell’Association of Mineworkers and Construction Union (Amcu), ha dichiarato di aver accettato un accordo salariale e che si tornerà a scavare nelle miniere da domani, mercoledì 25 giugno.Il blocco dei lavoratori, partito il 23 gennaio scorso, ha colpito la produzione di platino del primo paese esportatore: il Sudafrica detiene circa l’80% delle riserve di platino del mondo conosciuto. Ciò ha prodotto una perdita di 2,2 miliardi di dollari nei guadagni per le compagnie minerarie coinvolte: la Anglo American Platinum, la Imapla Platinum e la Lonmin. La produzione di platino nel paese é calata nel corso di questi mesi del 60% e di rimando l’offerta mondiale di questo metallo é scesa del 45% circa. Finora i mercati sono rimasti in dotazione grazie a scorte accumulate di questo metallo, fondamentale per la produzione, tra le altre, di convertitori catalitici delle automobili. L’economia del Sud Africa ha subito una forte contrazione nel primo trimestre, ma i lavoratori non hanno ceduto alle offerte parziali presentate dalle aziende.

Miniera di platino sudafricana (Flickr chi-diver)

Miniera di platino sudafricana (Flickr chi-diver)

L’obiettivo dell’Amcu infatti era quello di raggiungere oltre il raddoppio dello stipendio degli scioperanti entro il 2017, a 12.500 rand, senza comprendere benefits o altre voci dello stipendio. Le società, che il mese scorso sembravano intenzionate a offrire aumenti vicini alle richieste, avevano poi irrigidito le proprie posizioni manifestando la loro disponibilità ad arrivare al massimo all’aumento del 10% annuo, legando eventuali altre concessioni alla produttività. La forza delle proteste è stata anche il prodotto dell’aumento delle differenze sociali del paese: negli ultimi 15 anni la classe dirigente ha infatti visto crescere vertiginosamente le proprie retribuzioni. E il commento di Chris Griffith, uno dei manager di punta dell’Anglo American Platinum (Amplats), non ha fatto che gettare benzina sul fuoco. Il dirigente infatti ha difeso il suo aumento di stipendio di 17.6 mila Rand dello scorso anno (257 volte di più dei suoi dipendenti meno pagati) dicendo “Vengo pagato equamente per ciò con cui mi sto misurando in questa azienda. Devo gestire l’azienda e trattare con tutte queste cose insensate per niente? Sono al lavoro. Io non sono in sciopero. Non sto chiedendo di essere pagato per quello che non valgo”, offendendo i lavoratori e le loro richieste.

Il blocco delle miniere è andato avanti e anche la mediazione della Corte di Giustizia del Lavoro non aveva portato a risultati soddisfacenti per i lavoratori. Era evidente che la speranza delle tre aziende fosse quella di arrivare a un compromesso per la stanchezza dei minatori, ormai allo stremo delle proprie possibilità economiche. Ma non è andata così.

Alcune frange della protesta avevano inizialmente manifestato la disponibilità ad accettare alcune proposte intermedie, come quella dell’aumento dello stipendio degli operai di base di 1000 Rand (poco più di 68 Euro) per due anni, e di 950 Rand (quasi 65 Euro) per il terzo anno. E anche questa mattina, durante l’incontro tra Mathunjwa e i manager delle aziende coinvolte, una folla di lavoratori chiedeva a viva voce la firma dell’accordo da parte del proprio rappresentante. Il sig Mathunjwa ha detto che le società avevano “concordato la maggior parte delle nostre richieste”. L’accordo potrebbe significare retribuzione di ben 12.500 rand (£ 694) al mese, a seconda della anzianità dei lavoratori, con aumenti nel corso dei prossimi tre anni.

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