FLP Magazine #1: Il muro e la cortina di ferro

A partire dagli Anni Sessanta il muro di Berlino rappresentó non solo una barriera fisica ma anche sociale e psicologica. Nello stesso modo, la sua estensione, rappresentata dal confine tra la Germania Ovest e quella Est, influiva pesantemente sulla vita delle persone di quell’epoca. Ció che segue è una raccolta di ricordi di un tedesco che ha voluto ragionare insieme a noi sul significato profondo della democrazia.

Muro di Berlino, East Side Gallery, 2013. Freepenguin, Wikimedia Commons.
Testo dipinto: “Tante piccole persone che fanno tante piccole cose in tanti piccoli posti possono cambiare il volto del mondo. Saggezza africana”.

Certo, quando il muro di Berlino fu costruito non ero ancora nato ma ho vissuto il periodo che seguiva. Sono cresciuto durante gli Anni Sessanta in una piccola città della Bavaria, vicino al confine che separava la Germania Ovest da quella Est, la cosiddetta DDR (Deutsche Demokratische Republik, Repubblica Democratica Tedesca). Per tanto tempo ho vissuto insieme a mia nonna, la sua casa era a uno-due chilometri dal confine. Quest’ultimo è stato sempre parte della nostra vita quotidiana.

Sai in quel tempo c’era il confronto tra l’Oriente e l’Occidente, la guerra fredda, la Nato contro il patto di Varsavia. Il confine che esisteva era un’estensione del muro di Berlino ed era molto controllato da tutte e due le parti: non lo potevi sicuramente attraversare come si fa con le frontiere attuali. Campi minati, soldati armati che sorvegliavano l’altro lato – soldati dell’Ovest che controllavano il lato Est e viceversa… si controllavano a vicenda per ventiquattro ore.

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