FLP Magazine #2: Ogm, un nuovo attacco a cibo e democrazia

AGRICOLTURA. Come lobby e Commissione Europea riprovano ad autorizzare (e imporre) la modifica genetica nei campi

 

Non è un affare per i soli addetti ai lavori, né si tratta retoricamente di “difendere il made in Italy” (o in France o in Germany etc.) o fermare i cinesi o gli americani che esportano i loro prodotti agricoli, come qualcuno vuol far credere. La coltivazione e l’emissione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati (Ogm) in Europa ha a che fare con scelte politiche che condizionano la nostra vita da vicino, molto vicino. Riguardano quello che mangiamo ogni giorno.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di Ogm?

Si tratta in generale di esseri viventi (dai batteri agli animali) il cui patrimonio genetico ha subìto artificialmente dei cambiamenti, grazie a più o meno sofisticate procedure biotecnologiche. Queste modifiche vengono solitamente realizzate allo scopo di migliorare le caratteristiche di tali organismi, ad esempio per renderli più resistenti. Dagli anni ’70, quando la scienza ha scoperto come agire sul DNA, ad oggi, tali procedure hanno sempre scatenato dibattiti e sollevato numerosi interrogativi etici. Modificando geneticamente un batterio si è riusciti a fargli produrre quell’insulina che oggi cura il diabete di milioni di persone, ma non sempre l’essere umano è ispirato da buone intenzioni, né sempre valuta le conseguenze delle sue azioni.

 

Ogm agricoli: cosa sono, a chi servono

Quando parliamo di Ogm in agricoltura ci riferiamo prevalentemente a piante i cui geni sono stati modificati in laboratorio affinché diano particolari qualità. Ingenuamente saremmo portati a pensare in positivo, a piante super resistenti o che possono darci chissà quali prodotti super nutrienti: una vera e propria rivoluzione che potrebbe dare buon cibo a tutti, a tutte le latitudini. Ma anche qui quello che ci frega sono le intenzioni di chi è in grado di agire sui genomi delle piante. Se l’obiettivo è solo il guadagno, chi produce semi di piante geneticamente modificati lo farà per produrre soldi, e non cibo buono per migliorare la vita delle persone.

Ed è proprio questo quel che è successo finora, di fatto, per gli Ogm agricoli.

Quelle che potremmo chiamare le “6 sorelle”, ovvero le sei multinazionali della biotecnologia che producono nei loro laboratori sementi Ogm e ne controllano il 100% del mercato: Monsanto, Dow, DuPont Pioneer, Bayer, Syngenta, Basf producono varietà che hanno sostanzialmente due caratteristiche fondamentali.

La prima è…

 

L’articolo continua su First Line Press Magazine a questo link (pagg. 6-11)

Clicca qui per scaricare gratis il numero #2 del Magazine in formato pdf

 

 

Bookmark the permalink.