FLP Magazine #2: Lo shale gas Usa alla conquista dell’Europa

ENERGIA. Quando è troppo … si esporta

Uno spettro si aggira per l’Europa. Arriva dagli Stati Uniti, dove ormai è ben conosciuto, temuto, idolatrato, combattuto, sostenuto, a seconda che a parlare sia un cittadino o un lobbista del settore energetico. Si tratta del fracking, la fratturazione idraulica, una tecnica per l’estrazione del gas di scisto presentata spesso come lo strumento di emancipazione energetica dell’Occidente.

Di questa tecnica si parla ormai da molto tempo ed ha rappresentato una rivoluzione nel settore estrattivo, dal momento che rende accessibili una serie di giacimenti prima inutilizzabili. La fratturazione idraulica infatti permette di estrarre il gas incastrato in microbolle all’interno di rocce porose di origine argillosa dette scisti. L’estrazione tradizionale non lo permetterebbe perché la trivella verticale non potrebbe accedere ai singoli pori. Con il fracking invece la trivella raggiunge una certa profondità per poi direzionare orizzontalmente grandi quantità di acqua ad alta pressione arricchita da sostanze chimiche, producendo una serie di microsismi che frantumano la roccia e liberano il gas. Alcune varianti di questi impianti permettono anche l’estrazione di petrolio non convenzionale, di metano intrappolato nel carbone (Coal Bed Methane) e di calore per impianti geotermici.

Negli Usa la scoperta di questa tecnica ha portato trivelle in 34 Stati. Si è partiti dall’ovest: New Mexico, Colorado, Texas, Wyoming, Oklahoma. Poi a sud: Arkansas, Louisiana, Alabama. Ed infine le trivelle sono arrivate a est, negli Stati di New York, Ohio e South Virginia, dove è situato il megagiacimento di gas“Marcellus”. Tuttavia le popolazioni nordamericane hanno cominciato a fare pressione contro il fracking ed in alcuni casi sono riuscite a farlo bandire: Los Angeles l’ha recentemente vietato, e ciò era già avvenuto in altre 4 città nel Colorado nel 2013, e ancora prima nel maggio 2013 lo ha fatto una contea del New Mexico, mentre negli stati di New York, Vermont e Hawaii si stanno portando avanti delle moratorie sul tema che per il momento hanno bloccato l’attività delle trivelle in attesa di dati più approfonditi. La motivazione di questa opposizione è presto chiara: vivere vicino alle trivelle è impossibile.

Il problema principale è la contaminazione delle falde: l’acqua iniettata nel terreno per fratturare le rocce di scisto è arricchita da un numero altissimo di composti chimici per lo più segreti in quanto protetti da una deroga governativa…

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