FLP Magazine #3: L’editoriale

Lavorare così stanca

Ci permettiamo di storpiare un titolo di Cesare Pavese per introdurre questo nostro numero.

 

Nei secoli ci sono state digressioni filosofiche, lotte sociali e modellamento degli spazi, sempre in funzione del rapporto tra uomo e lavoro. Tutto ciò perché in un modo o nell’altro, oltre ogni etichetta che ha provato anche a sbarazzarsi o ad esorcizzare tale rapporto (stacanovismo, decrescita, fordismo, utilitarismo, precarietà, stabilità, ecc), in qualsiasi tipo di società, il fardello del lavoro diventa un qualcosa che va a plasmare l’identità di un essere umano, in particolar modo nel suo rapporto con gli altri. Per quante critiche potrebbero muoversi verso tale meccanismo, “Lavorare così stanca” non vuole di certo avventurarsi in tale ambito speculativo. Con questo numero vi proponiamo un ventaglio di storie che sono sicuramente paradigmatiche dei diritti sempre più smaterializzati nel nuovo rapporto uomo-lavoro. Si è passati dalla schiavitù, a fare i sacrifici per lavorare, da chi ha la possibilità, economica e sociale, di poter lavorare (sobbarcarsi datori di lavoro che non pagano, ma regalano prestigio o comprare corsi di formazione per un lavoro futuro), fino alla nuova schiavitù dei disoccupati/ricattati. La ricerca sul mercato del lavoro di Istat Italia, che ha raccolto i dati del 2014 fino al mese di aprile, riporta numeri funerei: dal 1977 sono i peggiori. La disoccupazione per gli under 25 è al 46%, con un picco spaventoso al sud: 60,9%. In pratica in Italia 3,487 milioni di persone non lavorano, senza considerare quelle che lavorano senza che il proprio impiego possa garantire autosufficienza e dignità.
Il mercato del lavoro odierno che abbiamo descritto in questo numero è una rappresentazione di quanto sia difficile mettere i colpevoli davanti alle proprie responsabilità, perché rinchiusi in complesse matrioske, ma anche di come i lavoratori, in questo limbo, possano comunque ancora organizzarsi e trovare nuove forme di lotta.
Troverete un dossier sul sistema delle cooperative e della logistica in Italia, emblema di una commistione di potere politico e sindacale che piega sempre le classi più deboli. Ma nuovi soggetti, come i migranti/lavoratori (Andrea Polzoni ne mostra alcuni delle campagne in un suo portfolio), stanno proponendo nuove strategie di contrasto che possano richiedere il rispetto di un contratto nazionale troppe volte barattato con scuse illogiche. Nel numero c’è anche un reportage da Porcia, che vi racconterà quello che è stato un sogno produttivo italiano ormai in declino e pieno di ricatti: quello dell’Electrolux. Segue un articolo su come i lavoratori del mercato dei fast food, dal Nord America all’Africa, fino all’Europa, stiano organizzando una protesta comune contro lo sfruttamento di queste grandi corporation. Il numero continua la propria tela grazie ad una chiacchierata nei Paesi Baschi. Un insegnante che lavora trasmettendo un aspetto importante della propria identità: l’idioma. Un libro/inchiesta del collettivo Clash City Workers ed un’intervista a loro ci chiarirà alcuni aspetti importanti del sistema lavoro in Italia. Questo numero è incorniciato dalle vignette di Hobo.
La pagina culturale è molto ricca. Il Medio Oriente e tutto quello che lì è stato lavoro storico/archeologico, in questi ultimi anni ha visto un progressivo deterioramento e saccheggiamento. A chiudere un articolo che mette in fila alcuni quesiti sul lavoro nel campo artistico.
Il tema del nostro numero 3, il primo della nuova periodicità di FLP Magazine che da ora sarà bimestrale, non è estemporaneo. Rappresenta anche uno step di avvicinamento verso la mobilitazione dell’11 luglio a Torino: occasione per manifestare il malessere per disoccupazione, austerity e tanto altro.

 

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