[Fotogallery] Egitto, una rivoluzione dopo una rivoluzione

Andrea Leoni

Molti esperti in parecchi campi sono intervenuti cercando di riassumere la storia di un Paese che ha attraversato moti di rivolta e che li continua a vivere in una definizione: primavera araba. Se per wikipedia e per chi deve vendere il proprio libro/compendio/storiellina la Rivoluzione in Egitto è durata un anno (o meglio, diciotto giorni), per il popolo no. Anzi.

E’ ovvio che le mobilitazioni non sono paragonabili a quei giorni del 2011, ovvio che a Piazza Tahrir non ci sono molte componenti sociali e che al limite sono proprio cambiate. E’ vero che i Fratelli Musulmani stanno svolgendo un nuovo ruolo, che si sono “istituzionalizzati”. Ma è anche vero che il malcontento persiste, che il povero e lo sfruttato sono sempre a piedi scalzi che girovagano per le strade e che libertà non è sinonimo di “al tempo di Mubarak non si poteva vendere per le strade abusivamente”. Che stanno nascendo “nuovi” modi di protesta e non nuove sigle o fenomeni marginali ai quali la stampa da un rilievo che non meriterebbero (tipo i black bloc), molte città si stanno mobilitando e la partecipazione è sempre enorme.

Ora c’è un altro tiranno da buttar giù, mi hanno detto in molti, e alla fine chi governa ora il Paese è chi sta tutelando gli interessi di pochi, o meglio, di una casta: proprio come faceva il suo precedessore. Tutto ciò trova conferma negli ultimi scontri dell’altro giorno, dove centinaia di attivisti si sono ritrovati per contestare i Fratelli Musulmani che avrebbero aggredito dei giornalisti. A difesa della libertà di stampa sono scesi con le pietre. Gli scontri, negli ultimi giorni, sono stati sempre più frequenti e sono ricominciati per giorni alla Corniche vicino Piazza Tahrir (riaperta per un giorno neanche).

Un amico mi chiedeva “ma com’è ora la situazione in Egitto?”. E’ complicata, scontri permanenti al Cairo, piazza Tahrir continua a difendersi, le donne vengono stuprate come “gesto politico” (ma che se ne parli come problema è già sintomo di un cambiamento), i bambini di strada vengono assassinati e torturati (ma che si parli della tortura già è un cambiamento, vedi anche in Italia), l’arroganza e la violenza della polizia è quotidiana, i rapimenti di attivisti, di donne o di bambini sono quasi prassi, la povertà aumenta ma anche i privilegi. A Port Said l’ingiustizia è sovrana. Morsi, nel frattempo, ha indetto nuove elezioni e poi le ha spostate perché coincidevano con la festa copta, l’opposizione le ha boicottate e ora sarebbero bloccate per una legge elettorale. Il Fronte di Salvezza Nazionale non raccoglie nessun consenso in piazza (ma magari El Baradei qualche follower da qualche occidentale), i Fratelli Musulmani hanno organizzazioni quasi paramilitari e stanno costituendo un potere sempre più radicale mentre i salafiti stanno facendo il doppio gioco (anche un po’ per ripulirsi la faccia). Poi c’è pure una crisi e il Fondo Monetario Internazionale di mezzo e ora i tunnel per i palestinesi saranno buttati giù. Questo e molto altro succede in Egitto, magari con qualche foto si capisce meglio il tutto…

 

FOTOGALLERY: Egitto, la rivoluzione dopo la rivoluzione

 

FOTOGALLERY: La rivoluzione impressa nei muri egiziani 

 

Questa una storia per capire meglio la Rivoluzione dopo la Rivoluzione: Jika.

Il suo nome era Gaber Salah conosciuto ai più con il soprannome di Jika, un sedicenne che è divenuto il simbolo delle nuove rivolte egiziane: quelle contro Morsi. I suoi amici lo ricordano spesso con cortei chepartono da Tahrir e che arrivano sotto la casa dove i genitori, i suoi fratelli e le sue sorelle non smettono di chiedere giustizia. Vedi il fotoreportage

 

Questo era il reportage sugli scontri davanti al Palazzo presidenziale.

Il venerdì è il giorno della preghiera per i musulmani ma in Egitto è anche il giorno delle proteste: è dal 28 febbraio nel famoso “venerdì della collera” di due anni fa che la gente si riversa in piazza per manifestare il dissenso. Ieri ancora una volta violenti scontri ovunque e un morto a Gharbiya, ma la situazione sembra degenerare. Vedi il fotoreportage

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