[Fotogallery] Per Maysara Abu Hamdiyeh ma non solo…

Andrea Leoni

Ieri era il giorno del funerale di Maysara Abu Hamdiyeh ma proprio nella notte si sono aggiunti due martiri. Di diciotto e di diciassette anni si chiamano rispettivamente Nijab Balbisi e Amr Nasser sono morti durante gli scontri nei pressi del check point di Anabta, assassinati dall’esercito occupante.

In migliaia erano anche ieri ad urlare la propria rabbia. Il giorno del funerale, come previsto, ha richiamato gente di ogni parte e di qualsiasi età, sesso o posizione sociale: tutti in un enorme corteo che sfilava composto, portando per l’ultima volta il corpo di Abu Hamadiyeh per le vie della sua Hebron. C’erano tutti i movimenti e i partiti, c’erano gli uomini armati che quasi si confondevano con la gente normale e che raccoglievano molta ammirazione e sguardi complici soprattutto da parte dei più piccoli.

Il corteo dalla moschea arriva al cimitero dei martiri, solo a Hebron è il terzo che costruiscono e di lì i saluti di tutti i gruppi, armati o meno armati che separatamente hanno voluto salutare il loro martire: c’erano ovviamente al-Fatah che ha riempito le strade e con le sue bandiere gialle e anche il braccio armato le Brigate al-Aqsa, c’era Hamas che poi ha tenuto a ribadire (come aveva sostenuto Israele) che Abu Hamdiyeh collaborava da tempo con il gruppo islamico, c’erano anche quelli del Fronte popolare come gli altri movimenti come gli studenti che in un volantino reclamavano la giustizia e i diritti dei prigionieri politici e dei loro coetanei in particolare, oltre ai vari partiti democratici.

I paramilitari come i soldati dell’esercito dell’Autorità Nazionale Palestinese hanno poi sparato i colpi in aria, come si usa nei funerali dei martiri: 21. Poi, ci sono stati gli annunci dai megafoni che urlavano l’ingiustizia quotidiana che sopperiscono da parte di Israele, si parlava della guerriglia da riportare nelle strade. “La resistenza passa anche da qui”, del fatto che le Brigate dei martiri di al-Aqsa non “aspetteranno che un terzo prigioniero muoia nelle carceri israeliane dopo Arafat Jaradat and Abu Hamdiyeh” sottolineando come il sangue del fondatore di al-Aqsa a Hebron “non sarà invano”.

I vari riferimenti ad una terza intifada sono stati molto espliciti da parte di Hamas come da parte degli altri gruppi, ma ciò che si è denotato è la netta divisione delle varie fazioni. Certo è che se non sta per scoppiare la famosa e tanto evocata terza intifada è proprio anche per questo. Al-Aqsa, da parte sua, ha tenuto a ribadire durante la celebrazione che sta aspettando solo la luce verde da parte del presidente Mahmoud Abbas e mettendo in guardia Israele su cosa potrà comportare la continuazione di queste politiche penitenziarie.

Subito nel pomeriggio, sono scoppiati gli scontri ancora una volta all’altezza del check point, una decina di arresti e qualche ferito. Come a Hebron, molti altri villaggi si sono mobilitati e hanno manifestato la loro solidarietà ai tre martiri segnando una giornata di resistenza in tutta la Cisgiordania. I ragazzi sono riusciti ancora ad opporre resistenza ai lacrimogeni, ai proiettili e all’arroganza di chi pensa di aver ucciso dei palestinesi ma che, come recita la frase nella lapide di Abu Hamadiyeh, vive libero nel cielo ora.

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