[Fotogallery] Giornata mondiale del Rifugiato: a Napoli centinaia di rifugiati in presidio per rivendicare diritti e lavoro

Dal 2001, anno in cui è stato istituito, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNCHR), il 20 giugno si celebra la Gionata Mondiale del Rifugiato. Attualmente in Italia ci sono circa 47 mila rifugiati, numero decisamente contenuto se paragonato ad altri Paesi europei, numero che varia dai 160 mila della Francia, ai 580 mila della Germania, fino ai 290 mila del Regno Unito. Del resto stando alle statistiche dell’Agenzia Onu per i Rifugiati, le domande di asilo presentate nel 2012 nel nostro Paese sono state 17 mila, metà dell’anno precedente, per la fine della cosiddetta “Emergenza Nord-Africa”.

In occasione di questa giornata, diverse sono state le manifestazioni in tutta Italia. A Napoli centinaia di rifugiati e di immigrati si sono riversati nella Piazza antistante Palazzo Santa Lucia. Un sit-in organizzato dal Movimento dei Migranti e Rifugiati di Caserta, dal centro socialeEx-Canapificio insieme ad alcune realtà di disoccupati napoletani, promotori delle mobilitazioni del 19 e del 20 aprile scorso. Il presidio, organizzato nel luogo simbolo della Regione Campania, non voleva seguire il consueto filone delle celebrazioni fine a se stesse, ma aveva come obiettivo rivendicare quei diritti che molti, tra i migranti e i rifugiati presenti nel territorio, si vedono negati. Un serio percorso di integrazione che passa innanzitutto attraverso l’ottenimento del permesso di soggiorno, del diritto alla casa e al lavoro, come si legge da alcuni cartelli esposti da quanti erano presenti in piazza.

L’idea non era parlare dei rifugiati, ma lasciare che fossero loro a parlare, a raccontarsi. Uno speaker corner, una piccola pedana di legno e un microfono, allestito fin dalle 10 del mattino, ha dato voce ai rifugiati  e ai migranti che a decine hanno raccontato le loro storie. Storie di sfruttamento, di prostituzione, di precarietà e mancanza di diritti. Molti gli interventi in cui si è sottolineato come sia difficile vivere senza un regolare documento, facili prede della prostituzione, otre che dello sfruttamento soprattutto nel settore edile ed agricolo.

Durante la mattinata una delegazione formata da alcuni esponenti del Movimento dei Migranti e Rifugiati di Caserta, del Csa Ex-Canapificio, dai disoccupati dei Banchi Nuovi e del Coordinamento di lotta per il lavoro di Napoli, è stata ricevuta dal Responsabile della Segreteria Tecnica della regione Campania, Antonio Di Trapani. Un incontro durato circa due ore nel quale si è discusso delle proposte avanzate dai movimenti durante le mobilitazioni dei mesi scorsi. Un percorso di lotta che ha visto insieme persone che, seppur provenienti da contesti diversi, si battono per gli stessi diritti. L’obiettivo, ancora una volta, era rivendicare il diritto di quanti, pur avendo un permesso di soggiorno, non riesco ad inserirsi nel tessuto lavorativo italiano, se non attraverso il lavoro nero e lo sfruttamento. In particolare si è chiesta l’attivazione di corsi di formazione professionale retribuiti, volti a specializzare e a preparare i migranti e i rifugiati che vivono, spesso in condizioni al limite della decenza, come ad esempio nell’area di Castel Volturno, ed evitare, quindi, che molti di loro cadano vittime del circuito dello sfruttamento, molto diffuso soprattutto in Campania, Puglia e Calabria. La mattinata si è conclusa con la rappresentazione del corto teatrale sul tema dell’immigrazione, “Huriya” di Caterina di Matteo, interpretato da  Erica Roviello e l’esibizione dei Kalifoo Ground Music System, storico gruppo musicale espressione del Movimento dei Migranti e Rifugiati di Caserta.

Da Panama, trasmissione di Radio Popolare, dal minuto 14, qui, potete ascoltare le voci dei rifugiati in piazza

Foto e testo di Mariarita Cardillo

 

Mariarita Cardillo

Sono nata in un Paese in cui avere il colore della pelle diverso è ancora un problema. In una Terra che mescola parole con pregiudizi, dove immigrato è sinonimo di clandestino, e clandestino è troppo spesso uguale a sfruttamento, lavoro nero, schiavitù. Scrivere di immigrazione non è facile. Non ho nessuna pretesa, solo raccontarvi cosa succede dove gli altri non guardano.
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