George Soros a Torino: «Europa a rischio di guerra civile»

Parla di Europa il nuovo libro del controverso operatore-speculatore della finanza internazionale George Soros, Torino e il suo Salone del Libro lo ospitano.

Al terzo giorno del Salone del Libro di Torino va di scena la grande finanza internazionale. Diversi gli interventi, ma un ospite d’eccezione è destinato ad attirare tutta l’attenzione: il suo nome è George Soros. Altre presentazioni, nella giornata, sono dedicate al tema finanziario, e ai suoi effetti nel mondo. Ad esempio, Federico Rampini, che parla di crimini finanziari e crisi globale, o Luca Ciarrocca, che denuncia i “padroni del mondo” della finanza.

Tuttavia solo George Soros, a differenza di tutti gli altri, non è un semplice osservatore del mondo della finanza, bensì un attore, e probabilmente, uno dei maggiori operatori, o speculatori, finanziari della storia.

Figura controversa, nato in Ungheria, fuggito dal Nazismo negli Stati Uniti, nel 1969 fonda il Quantum Fund, e nel giro di vent’anni diventa il capo di uno dei maggiori imperi finanziari del mondo.

Filantropo per alcuni, criminale per altri, Soros solleva giudizi contrastanti. Importante quello di Paul Krugman, premio nobel per l’Economia, che racconta come il Quantum Fund di Soros fece il salto di qualità nel 1992, quando rivolse un attacco speculativo alla sterlina inglese, decretando l’uscita della Gran Bretagna dal Sistema Monetario Europeo.

Il Quantum, inoltre, sembra coinvolto anche negli attacchi speculativi verso diversi paesi asiatici, Malesia, Tailandia, Hong Kong, che negli anni ’90 hanno contribuito al diffondersi della crisi nel continente orientale.

A Torino, dove si preferisce menzionare la sua attività di filantropo e scrittore, viene a presentare il suo ultimo libro, Salviamo l’Europa: quasi una presa in giro, per i suoi detrattori, manna dal cielo invece per chi lo apprezza come esperto di finanza internazionale.

Fin dall’inizio è chiaro: la causa della crisi europea è l’Euro, per cui è necessario che l’Europa trovi una soluzione al suo interno. Solo un’ora prima, Rampini esordiva spiegando come la crisi sia iniziata negli Stati Uniti, per poi diffondersi successivamente negli altri continenti.

Il problema centrale dell’Europa, continua Soros, è la grande disparità che si è venuta a creare tra paesi creditori (la Germania, ad esempio) e paesi debitori: parla di paesi, Soros, e non di banche.

Questa distanza tra debitori e creditori, continua, si sta ampliando, e l’euroregime che frattanto è emerso sta provocando un lungo periodo di stagnazione.

Da qui, si sviluppano diverse tensioni politiche, con il populismo che sta vedendo una nuova stagione in Europa. Questo fenomeno, ammonisce Soros, deve essere fermato e rovesciato: serve un movimento politico sicuramente favorevole all’Europa, ma contrario all’attuale establishment europeo.

L’alternativa, altrimenti, è preoccupante: la crisi finanziaria, divenuta economica, ora sta intaccando la politica, e come prossimo passo potrebbe diventare istituzionale.

Non si dilunga, Soros, sulla fase finanziaria della crisi, con i mercati che salgono e scendono in tempi brevissimi, costituendo la situazione ideale per gli hedge funds come il suo, e che tali fondi stessi contribuiscono a perpetuare.

Preferisce parlare del futuro, e avvertire l’Europa che, qualora la crisi diventasse istituzionale, certi leader europei potrebbero essere tentati di avvicinarsi a Mosca, più che a Bruxelles, con il rischio conseguente di una guerra civile.

Un punto di vista originale, interessante, che rivela non soltanto il retroterra di Soros, quello dell’Europeo dell’Est divenuto capitalista americano, ma anche la volontà di portare il piano della discussione verso i rischi futuri, più che sulle colpe passate.

Come ricordava precedentemente Rampini, i grandi operatori bancari e finanziari che hanno dato il via alla crisi non sono stati ancora processati, e, a sentire Barak Obama, un’azione penale nei loro confronti diventa difficile, poiché se è vero che hanno distrutto l’economia di interi paesi, è difficile provare che abbiano violato la legge.

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
Bookmark the permalink.