Gli arresti legati ad ETA ed il “processo di pace”

Nella mattinata di martedì, un’operazione della polizia francese ha portato all’arrestato sei persone che farebbero parte del “nucleo logistico di ETA” in varie zone dello Stato francese. Ma che significato ha questa retata e, soprattutto, come prosegue il processo di pace avviato da tempo nei Paesi Baschi?

Oramai non fanno più notizia neanche nei giornali italiani: sono sei i detenuti baschi sono Raúl Aduna, Andoni Goikoetxea, Igor Uriarte, Julen Mendizabal, Ekhiñe Eizagirre e Kepa Arkauz che sono stati prelevati dalle loro abitazioni dove risiedevano. Raúl Aduna e Andoni Goikoetxea nella località occitana di Brive-la-Gaillarde, Igor Uriarte e  Julen Mendizabal a Montpellier,  Ekhiñe Eizagirre e Kepa Arkauz nella capitale di dipartimento di Loir-et-Cher a Blois in un’ennesima operazione, come poi il ministro degli Interni francese Manuel Valls terrà a sottolineare, di “eccellente cooperazione franco-spagnola”. Collaborazione, ha dichiarato sempre lo stesso ministro, che continuerà “fino alla dissoluzione di ETA”, Euskadi ta Askatasuna. Subito gli ha fatto eco l’altro ministro degli Interni, quello spagnolo, Jorge Fernandez Diaz che ha precisato come gli arresti sarebbero legati alla “logistica” del gruppo armato, cioè significa che loro lavoravano per la fornitura di auto, documenti falsi e via dicendo.

Ramon Sola, nelle pagine di Naiz però propone un ragionamento rispetto agli arresti, evidenziando come questi siano “tripilmente inutil”: Fernandez Diaz ha salutato il raid come un passo in avanti del “combattimento”, “non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere” commenta Sola. ETA, infatti, non sta combattendo ma ha avanzato con varie azioni un processo di pace (anche con attori internazionali). Secondariamente: ETA non si piegherà mai dal momento in cui uno (o due) Stati glielo vogliano imporre ma è un dato di fatto certo (e comprovato), dice Sola, di come il movimento armato abbia abbandonato la lotta armata. Nel suo ragionamento, prosegue affermando come “ci fu un tempo che queste cose almeno servivano come propaganda. Ora neanche questo”, la pubblica opinione, spiega, prende ogni riapparizione “dell’agenda anti-ETA” come un modo per deviare l’attenzione dalla crisi e dalla corruzione della monarchia. Il terzo punto per il quale questa mossa sarebbe stata completamente inutile è perché, come dicono i ministri: “l’obiettivo sarebbe stato quello di far pressioni su ETA affinché si dissolva” e che se non si “dissolverà da sola, lo faremo noi”. Certo è come possa risultare inutile un tentativo simile, perché come conclude lo stesso Sola: “¿Alguien cree que todas sus policías no lo habrían hecho ya si hubieran podido?”.

L’altro ragionamento che andrebbe fatto è quello su quanto possa tornare utili, per un processo di pace avviato, gli ultimi accadimenti nei Paesi Baschi. Abbiamo seguito quanto successo nella Aske Gunea e ci ha toccato in prima persona il caso di Lander Fernandez: gli stati francese e spagnolo stanno, continuando come da tempo, le loro operazioni poliziesche e la ordinaria repressione, non cercando nessun colloquio e, peraltro, non garantendo dei diritti che spettano a qualsiasi cittadino o cittadina del mondo (basti vedere la situazione dei prigionieri politici baschi). Ma come poi si scriveva in un editoriale uscito il giorno dopo i sei arresti nel quotidiano basco GARA, quattro anni fa si è vissuta la stessa esperienza di repressione e di continua tortura dei cittadini baschi e per cercare di cambiare tutto ciò, la società basca ha trovato le sue risposte nella “izquierda abertzale”. “Ora torna il tempo dell’audacia” continua l’editoriale, contro queste agende di questi stati e in nel Paese basco, “c’è un sacco di determinazione e idee, come le esperienze dell’Aske Gunea o del Foro Sociale” e così “Madrid e Parigi finiranno di muoversi, se non di loro propria volontà, perché la società basca li ha costretti”.

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