Gli ebook di First Line Press

  1. Vene Kosovare di Lorenzo Giroffi, con fotografie di Alice Cavallazzi e progetto grafico dokostudio.it

    Vene Kosovare è l’insieme di tutti i paradossi vissuti con istinto nel peregrinare dell’estate 2012. Racconti e non saggi specialistici, per cui saranno necessari altri spazi, perché qui sono messe in fila storie emblematiche di come il Kosovo sia vissuto. Resta prepotente la convinzione che le guerre non siano solo i rumori delle bombe, ma soprattutto i silenzi dell’esclusione e dei rancori.
    Questo viaggio s’immerge in un Paese sparito dai racconti mainstream, forse perché non più in grado di offrire immagini sensazionalistiche.
    Difficili da dimenticare le furie della pulizia etnica di albanesi prima e della cacciata dei serbi poi, però è im­possibile urlare una presa di posizione dinanzi ad irrazionali rivendicazioni nazionalistiche.
    Il Kosovo è tanto affascinante quanto incontrollabile. Lo è perché ha un incredibile potenziale di diversità. Una colorata eredità storica che ha visto protagonista questo piccolo territorio, trapassato da varie culture e sede di fasi determinanti per assetti mondiali. Convivenze poi distorte da un conveniente nazionalismo, che quella stessa storia da condivisa l’ha fatta divenire carta da tirare da un lato contro l’altro, fino a stracciarla. Il Kosovo è autodeterminazione anomala; protettorato internazionale di cui non si conoscono i limiti e di cui soprattutto non si hanno certezze circa la sua fine; terra di otto comunità etniche differenti; dell’emarginazio­ne agghiacciante di Brekoc; della violenta Mitrovica e delle sue trincee; povertà; investimenti comunitari; disoccupazione; risorse minerarie svendute; rimpatri forzati della comunità rom; istituzioni pieni d’ombre; as­sistenzialismo.
    Vene Kosovare delinea però anche i sogni di cambiamento rubati dagli occhi della periferia di Gjackova e dalla speranza dei bambini di Fushe Kossova.

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  2. Idropoli – La gestione dell’acqua in Italia: pubblico in cerca d’identità illustrazioni di Hobo e testo di Lorenzo Giroffi

    “Idropoli – Gestione dell’acqua in Italia: pubblico in cerca d’identità” il frutto di un lungo viaggio fatto da First Line Press dal gennaio 2013. Un percorso di domande sui meccanismi economici che, a seguito del referendum del giugno 2011, avrebbero dovuto intaccare il sistema idrico italiano: il riscontro di volontà politiche che stridono con quel risultato, ma anche l’incontro con le effettive difficoltà di un nuovo piano tariffario che possa permettere gli adeguati investimenti.
    Le trasformazioni giuridiche da operare per rendere effettivamente pubblica la gestione dell’acqua;i costi in bolletta; lo stato non ottimale di  reti e depuratori; istituzioni territoriali differenti tra di loro tanto quanto la natura delle sorgenti. Il racconto da parte dei comitati cittadini presenti sul territorio, delle istituzioni che determinano la natura del servizio, dell’autorità che disegna la bolletta e dei gestori che devono sostenere loro stessi ed il trattamento delle reti idriche. Un bene comune, un’idea di libertà e democrazia che deve imbattersi anche con un trattamento materiale, fatto di ricerca delle sorgenti, distribuzione e riciclo delle acqua.

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  3. Latitudini dell’Immaginario   Memorie e conflitti tra la Jugoslavia e il Kosovo di Gianmarco Pisa, progetto grafico di Domenico Musella

    latitudini_banner260x211Le “Latitudini dell’Immaginario” sono un esperimento: leggere i conflitti nei Balcani sullo sfondo della dissoluzione della Jugoslavia, facendo della ricerca-azione il tessuto connettivo tra memoria e comunicazione. «La cura per le ferite della ex Jugoslavia» ricorda Jeton Nezirai «è la de-vittimizzazione, mettendo le persone a confronto con la sofferenza dell’altro e ricordando che la “sofferenza nazionale” non esiste, perché il dolore resta un fatto personale e non si può giustificare alcuna personificazione della nazione». Perciò «il compito è di sminare il terreno dalle mine lasciate dalla lunga teoria di guerra nei Balcani, dalla Bosnia alla Croazia, con tutto ciò che ha significato nella vicenda jugoslava e post-jugoslava, nonché in Kosovo». Se il Kosovo è insieme luogo della memoria e del conflitto, disarmare gli immaginari contrapposti è un antidoto alla celebrazione del trauma e alla glorificazione del passato e, quindi, per la comunicazione solidale e la fiducia nell’avvenire.

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