Gli Stati Uniti lontani dalla ritirata dall’Afghanistan

I proclami di Barack Obama di svincolarsi dalla missione in Afghanistan devono fare i conti con un rapporto dei vertici  militari statunitensi, che evidenziano gli insuccessi di tutta l’operazione. Dall’insediamento delle truppe statunitensi e del blocco NATO, la pericolosità e l’incisività dei Talebani nell’area è aumentata, assieme al supporto militare del Pakistan ed al dilagarsi della corruzione nel Paese. Sono sessantottomila ancora le truppe a stelle e strisce presenti in Afghanistan, ma nessuna delle truppe autoctone addestrate è in grado di operare senza il supporto di quelle della Casa Bianca. A dispetto della retorica volontà del nuovo mandato Obama, il generale John R. Allen, presente in loco, ha presentato un rapporto con dati negativi che sconsigliano assolutamente la ritirata.

Il bilancio in termini di perdite è di duemila soldati morti e cinquecento miliardi di dollari investiti in guerra. Il Generale nel rapporto evidenzia come i Talebani in questo periodo siano divenuti ancora più incisivi.

Le forze di sicurezza afgane dipendono in pratica ancora da tutta la burocrazia e dall’apparato statunitense. Molti sospetti sul rapporto redatto, che era già pronto pre-elezioni presidenziali statunitensi, ma che solo ora diviene pubblico, mettendo in pratica in cantina gli intenti di abbandono della missione statunitense in Afghanistan.

The New York Times propone un articolo dettagliato su tale rapporto militare

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