Griechenland

Dal 2009 la Grecia è diventata il simbolo della Crisi in Europa, il suo governo ha subìto il commissariamento da parte della cosiddetta “Troika” (una delegazione composta dagli emissari della Banca Centrale Europea, della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale), sono cominciati i licenziamenti di massa, e la gente non ha potuto fare altro che scendere in piazza, fiduciosa in quella democrazia definita “kratos” (potere) nelle mani del “demos” (popolo).

È però poco noto che la Grecia sia una nazione in debito sin dalla sua nascita.

Il debito dello stato ellenico non è solo economico ma anche storico-politico. I primi intellettuali greci, che incitavano il popolo a ribellarsi contro l’Autocrazia ottomana, si appellarono sin da subito all’aiuto delle potenze straniere (prima Napoleone e poi lo Zar). I moti scoppiarono nel 1821 e tutta la Grecia si mobilitò per liberarsi dai Turchi; contemporaneamente Francia, Impero britannico e Russia si impegnarono a livello diplomatico, mediatico (vedi il caso Lord Byron) e militare a garantire l’indipendenza greca.

Sconfitti gli Ottomani, il primo presidente della neonata Repubblica ellenica fu Giovanni Capodistria, politico greco di famiglia veneziana di Corfù, ma uomo fidato dello Zar. Capodistria fu assassinato proprio a causa della sua politica filorussa, e ciò diede agio alle potenze europee di intervenire, imponendo una monarchia. Primo re fu il giovane Otto, dell’antica e nobile famiglia tedesca di Wittelsbach, lontano discendente degli imperatori bizantini. Il sovrano giunse in Grecia a bordo di una fregata britannica, portando con sé migliaia di uomini e alcuni consiglieri finanziari. La popolazione greca fu sottoposta a una tassazione più pesante di quella ottomana, in linea con i dettami dell’Impero britannico e dei banchieri Rotschild, che avevano interessi e investimenti da proteggere.

Otto riformò il sistema scolastico sul modello bavarese e riorganizzò le istituzioni di governo, ma senza approvare una nuova costituzione. Per accattivarsi il favore del popolo cercò di riconquistare invano l’isola di Creta, ancora sotto il dominio ottomano, ma il debito di 60.000 franchi, contratto con le potenze europee, non lasciava spazio a una vera autonomia politica. Il governo era supervisionato dai delegati francesi, russi e britannici, mentre i partiti greci non facevano altro che schierarsi per Parigi, per Mosca o per Londra. Scendendo in piazza, il popolo costrinse la monarchia a concedere più potere ai partiti rivoluzionari, e proprio la piazza della rivoluzione fu ribattezzata “Syntagma” ossia “Costituzione”.

Con l’obiettivo di disgregare l’Impero ottomano, Russia, Francia e Gran Bretagna fomentarono un anacronistico nazionalismo greco, basato sulla nostalgia dell’epoca classica e della potenza dell’Impero bizantino. Atene divenne meta per l’alta borghesia europea: soprattutto i tedeschi celebravano i fasti dell’antica Grecia, abbellendo la capitale di edifici in stile neoclassico, dibattendo sulla letteratura omerica, finanziando ricerche archeologiche. In quegli anni, Heinrich Schliemann, dopo una vita trascorsa nel mondo degli affari, scopriva le rovine di Troia e di Micene, donando alla Germania il famoso “Tesoro di Priamo”. Il ritrovamento di Olimpia ispirò il barone francese Pierre de Coubertin a rinnovare la tradizione dei giochi atletici, organizzando ad Atene la prima olimpiade dell’era moderna.

Il popolo greco, inorgoglito e illuso di essere tornato indietro di 500 anni, coltivava la “Grande Idea” di costruire un regno con capitale Costantinopoli/Istanbul: attraverso un’aggressiva attività militare e politica, il primo ministro Venizelos rivendicò regioni storicamente ellenofone come la Tracia e la Ionia. Il conflitto con la neonata Repubblica turca, guidata dal generale Mustafa Kemal “Atatürk”, portò però alla cosiddetta “Catastrofe dell’Asia minore”: l’esercito ellenico venne duramente sconfitto, Smirne (da secoli esempio di normale convivenza tra Greci e Turchi) completamente distrutta, le popolazioni greche costrette ad abbandonare l’Anatolia, dopo quasi tremila anni di storia.

I cinque secoli trascorsi sotto il potere di Istanbul furono dannati dalla memoria collettiva, ed etichettati come “Medioevo ellenico”. Alla ricerca di un’identità, i Greci si rivolsero ad Occidente, a quell’Europa che a loro doveva gran parte della propria cultura. Il Vecchio Continente era però diventato a sua volta colonia della superpotenza americana, di un sistema economico basato sull’accumulo di capitale e potere, di una cultura basata sul concetto individualistico di libertà. La cortina di ferro passava anche da Atene: la dittatura dei Colonnelli garantì l’appartenenza dei Greci al mondo degli individui liberi…

L’entrata nella Comunità europea e l’egemonia del Partito Socialista portarono per circa vent’anni una stabilità politica, con una conseguente crescita economica. Le Olimpiadi del 2004 divennero l’occasione per una rimodernizzazione delle infrastrutture (limitata peró alla sola zona di Atene) ma anche per l’entrata di un enorme quantità di soldi nelle tasche di politici e imprenditori. L’arricchimento improvviso e l’euforia generale di ritorvarsi ancora una volta sotto i riflettori del mondo, trasformarono i Greci in allegre “cicale”, come illustra in questo suo contributo Evanghelos Vamvakinos:

“I greci erano, negli anni di vacche grasse, diventati νεόπλουτοι (i nuovi ricchi) e sono finiti oggi νεόπτωχοι (i nuovi poveri).

In Grecia, a cominciare da Andreas Papandreu, è mancata una dirigenza politica all’altezza: c’è stato un impoverimento di persone politiche capaci, è dilagata la corruzione, passata dai politici alla società. Tutto era permesso, mancavano tutte le regole, dal codice della strada fino alle regole di orario di lavoro, dagli stipendi dei funzionari pubblici fino ai comportamenti corporativi in tutti i settori. Dai sindacalisti fino agli operai, dai contadini ai giudici, dal parrucchiere fino al poliziotto. Tutti o quasi tutti hanno pensato come fare soldi. Nessuna regola. Dall’abusivismo edilizio fino agli acquisti di immobili in montagna o in mare e dentro il mare. Nessuna preoccupazione per il domani, nessuno spirito di risparmio. Se molti Greci oggi patiscono la fame è perché non gli è sfiorata minimamente l’idea del risparmio. Enti pubblici inutili, sorti soltanto per assumere  personale e ottenere così da parte dei politici i voti necessari per mantenersi al potere. Migliaia di assunzioni nel pubblico impiego senza criteri, senza titoli di merito, senza programmazione e pianificazione a seconda delle necessità reali. L’assenteismo in tutte le categorie dei lavoratori, stipendi sproporzionati al rendimento, pensioni al di sopra delle effettive trattenute, spese per prestazioni sanitarie fasulle, bustarelle a medici, giudici, doganieri, poliziotti, politici, imprenditori. Bilanci di società falsi, finanziamenti a Organizzazioni non governative nate solo sulla Carta, inutili o ridicole. Arricchimento di sindaci, costruzioni di case di campagna  di politici con finanziamenti dell’UE. Fuga di capitali – si parla di 80 miliardi – in banche estere e in paesi di paradisi fiscali. Acquisto di armi, sottomarini, elicotteri, e forniture militari inutili e difettosi (vedi i sottomarini tedeschi). Appalti gonfiati con mazzette di milioni di euro a ministri.

Esempio clamoroso il sig. Tsohatzopoulos, per poco non diventato primo ministro dopo Papandreou, oppure il Sindaco di Salonicco Papagheorgopoulos, condannato all’ergastolo per un’evasione di 51 milioni di euro.

Si può continuare a lungo senza fine. Una corruzione a tutti i livelli in tutta la società.”

 

Ultimo atto di quell’illusione, che precedette la seconda Catastrofe, fu l’Europeo di calcio del 2004, vinto proprio dalla Nazionale ellenica; a guidare la squadra c’era l’allenatore tedesco Rehhagel, di nome Otto…

 

Mirko Vamvakinos

Osservatorio “La mia terra si racconta”. Attraverso questo osservatorio voglio parlare delle mie terre, quelle di origine (la Grecia e l'Italia) e quelle di adozione, descriverne i desideri e i sogni, i conflitti e le trasformazioni, raccontarne le storie e la Storia. Sono laureato in Studi Arabo-Islamici presso l'Orientale di Napoli, e attualmente vivo in Germania, dove lavoro e apprendo l'idioma indigeno. Sono appassionato principalmente di Storia, Arte, Lingue, Astronomia e… Calcio.
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