Herrira e l’infinita “odissea basca”

Nei Paesi Baschi ieri sono stati effettuati vari raid nelle sedi del movimento Herrira, nato da due anni a questa parte, che si batte per i diritti dei prigionieri politici baschi (ne sono 700 circa). Le operazioni degli uomini incappucciati della polizia si sono svolte ad Hernani, Bilbao, Gasteiz e Pamplona verso le 10 della scorsa mattinata, facendo registrare 18 detenzioni secondo il solito copione: le accuse vanno dalla “glorificazione del terrorismo” al “supporto e finanziamento della banda armata” ETA (Euskadi ta Askatasuna), che è da sottolineare, ha da tempo dato la sua tregua armata e ha avanzato un processo di pace. Secondo una nota degli interni dello Stato spagnolo, Herrira avrebbe esattamente ereditato le metodologie strategiche e comunicative che adottava un altro movimento che si batteva per la libertà dei prigionieri politici baschi: Gestora pro Amnistia / Askatasuna messo al bando anch’esso secondo il solito “todos es ETA”, la strategia con la quale lo Stato spagnolo è riuscito, sotto gli occhi della comunità internazionale, a mettere al bando qualsiasi tipo di opposizione nei Paesi Baschi: sindacati, movimenti politici, studenteschi, giovanili, centri sociali come movimenti per i diritti umani hanno dovuto subire la messa al bando e le detenzioni dei loro attivisti e delle loro attiviste.

Come oggi si scrive nell’editoriale del quotidiano GARA, uno dei motti della scorsa campagna di Herrira era “Giza eskubideak. Konponbidea. Bakea” che significa “Diritti umani. Soluzione. Pace. Tre concetti che soffocano lo Stato e che hanno motivato l’ennesima aggressione contro questo popolo”. Herrira, infatti, come anche riconosce il comunicato del ministero degli Interni dello Stato spagnolo, era capace di mobilitare (più di 100 mila persone due anni fa a Bilbao) il popolo basco a difesa dei prigionieri in una tematica molto cara a tutta la gente di ogni villaggio, in quanto ogni cittadina dei Paesi Baschi ha vissuto di queste problematiche, al momento sono 700 circa i prigionieri e altrettanti i rifugiati. Così, Herrira, ha fatto paura allo stato centrale esattamente come continua a far paura (e ora doppiamente) ETA, l’organizzazione clandestina, che ha aperto una fase di pace, di dialogo, di “riconciliazione nazionale”.

Come First Line Press, siamo stati da sempre attenti alla questione basca, tant’è che realizzammo un documentario ODISSEA BASCA. Questo lavoro che vi riproponiamo di seguito, parla della situazione dei prigionieri e delle prigioniere basch*, ha dato voce ai torturati e ai rifugiati, alle famiglie e al movimento Herrira cercando di far parlare gli attori e le attrici di una delle tante storie che non possono aver voce. Tre dei personaggi che, compaiono nel documentario, sono stati arrestati in quest’operazione poliziesca, due invece erano nel dietro le quinte insieme a noi. Senza di loro noi non avremmo imparato un’altra e stupenda lezione di libertà. Ma non solo. Ovviamente ci uniamo al coro di chi ora per le strade delle città basche sta gridando (e viene brutalmente represso, vedi qui) la libertà per Amaia Esnal Martiarena, Nagore García Bohollo, Eneko Ibarguren Aguirre, Jesús María Aldumberri Urquizu, Ekain Zubizarreta Iribecampos, José Manuel Ugartemendia Isasa, Roberto Noval Arostegui, Beñat Zarrabeitia Asensio, Ibon Meñika Orue-Echevarría, José Antonio Fernández Hernando, Óscar Sánchez Setién, Gorka González González, Ane Celaya Vigueral, Jon Garay Vales, Francisco Javier Balda Arana, Sergio Labayen Alonso, Imanol Carrera Turrillo, Eneko Villegas Amezqueta.

Seguiremo ovviamente la vicenda e vi daremo aggiornamenti.

qui trovate le altri parti

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