Egitto, i Fratelli Musulmani «corteggiano» i salafiti e l’opposizione si prepara in vista delle elezioni

A breve non si voterà solo in Italia, ma anche nel tormentato Egitto. La consultazione di marzo si profila sempre più come una lotta a due tra un fronte liberale-laico-progressista e un’alleanza di matrice islamica tra Libertà e Giustizia (il partito della Fratellanza), al-Nur (salafita) ed altre forze minori. Secondo il quotidiano indipendente Al-Masry Al-Youm, infatti, il murshid ‘amm (la guida suprema) della Società dei Fratelli Musulmani, Khayrat al-Shatir, starebbe trattando con la forza politica di stampo salafita per un accordo elettorale.

In particolare, in alcune circoscrizioni Libertà e Giustizia potrebbe ritirare il proprio candidato per assicurare un seggio ad al-Nur in cambio dell’appoggio in un governo di coalizione. Un patto simile lo si starebbe cercando anche con gli islamici “moderati” dello Hizb al-Wasat (il “Partito del Centro”, che dice di ispirarsi all’AKP del turco Erdoğan). Saad Katatni, attuale leader del braccio politico dei Fratelli Musulmani, potrebbe essere il probabile premier di questo futuro governo “verde”.

Per quanto riguarda l’altro “fronte”, sempre a quanto riporta Al-Masry Al-Youm, le forze del Jabha al-Inqadh (il cosiddetto “Fronte di Salvezza Nazionale”) raggruppatosi in occasione delle proteste contro l’ormai approvata Costituzione starebbero decidendo di correre alle elezioni con due proprie liste in ogni collegio elettorale. La prima coalizzerebbe i liberali del Neo-Wafd, il partito degli Egiziani Liberi del tycoon Naguib Sawiris (che ha a lungo investito anche in Italia) e il Partito Socialdemocratico Egiziano (centro sinistra). La seconda lista raggrupperebbe invece al-Karama (“La dignità”) e di altri partiti dell’Iniziativa Nasserista, l’Alleanza Socialista Popolare ed il laico Partito della “Corrente” sotto un unico simbolo.

Articolato e non privo di un vivo dibattito interno, il Fronte di Salvezza che si oppone alla presidenza Morsi e rivendica le proteste nate nel 2011 a piazza Tahrir starebbe preparando oltre alle candidature un “governo ombra”. Come nella tradizione britannica, questo dovrebbe fare da trampolino di lancio per un futuro reale gabinetto di marca laica, liberale e di sinistra.

Il nuovo Parlamento ed il conseguente esecutivo che usciranno dal verdetto delle urne saranno chiamati ad affrontare la delicata situazione sociale ed economica che oggi vive il Paese, raccontata nel nostro articolo di qualche giorno fa. Finora, tuttavia, la classe politica nella sua interezza non si è dimostrata granché interessata a quanto accade alla popolazione che abita le rive del Nilo.

La traduzione inglese di Al-Monitor dell’articolo in arabo di Al-Masry Al-Youm

 

 

 

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