I giapponesi al voto nel caos, favoriti i pro-nucleare

Domenica 16 dicembre seggi aperti in Giappone per il rinnovo del Parlamento e la scelta del nuovo Primo ministro. La situazione nella terza economia del mondo non è delle più stabili: si tratta di elezioni anticipate dopo che il capo del governo uscente (e ricandidato) Noda ha sciolto le camere a causa di una forte crisi politica ed economica. Pesano ancora gli strascichi del dopo-Fukushima, il disastro degli incidenti nucleari successivi al terremoto ed al maremoto del marzo 2011.Si tratta del primo voto dopo la tragedia, e nonostante questo ad essere favorito per la premiership sembra essere (ma non è così scontato) Shinzo Abe, leader del Partito Liberaldemocratico (Ldp): la forza conservatrice che ha guidato il Giappone per quasi tutto il secondo dopoguerra e che ha tra i suoi programmi pesanti investimenti sul fronte dell’energia nucleare. Il tema è tra i principali della campagna elettorale, ma è stato affrontato in maniera confusionaria e poco chiara, in “sintonia” con l’intero contesto giapponese attuale.

Il premier uscente e leader del Partito Democratico (Jdp, centro-sinistra liberale) Yoshihiko Noda sembra essere orientato verso un Giappone nuclear-free, anche se con qualche ambiguità. Nel luglio 2012 ha provato a far riaccendere alcuni dei 50 reattori disattivati per controlli di sicurezza nel maggio precedente. L’enorme mobilitazione cittadina scatenatasi nelle piazze nipponiche ha però costretto Noda a ritornare sulle sue decisioni. Infine, lo scorso settembre il governo ha ufficialmente presentato un Piano energetico nazionale che prevede l’uscita definitiva dal nucleare per il 2040, e il contemporaneo forte sviluppo delle energie rinnovabili.

In attesa del verdetto delle urne, altre questioni scaldano il dibattito elettorale. Innanzitutto il problema economia e tasse. Alla base della crisi dell’esecutivo dopo poco più di un annno in carica, c’è stata la decisione di Noda di aumentare progressivamente l’Iva fino al 10% entro il 2015. Ciò ha portato alla scissione del Partito Democratico con la fuoriuscita di una parte di parlamentari che è confluita poi nel Partito del Futuro (sempre di centro-sinistra, ma con più nette tinte populiste). Venuta meno la maggioranza alla coalizione di governo, oggi si ritorna alle urne, e non è chiaro se uno dei principali partiti, il Jdp o il Ldp, riuscirà ad avere la maggioranza assoluta della Camera dei rappresentanti.

Lo scontro politico c’è anche sulla politica estera. La questione delle isole Senkaku-Diaoyu contese con la Cina è di importanza fondamentale: in prossimità delle isole si trovano giacimenti di gas, necessari se si punterà su fonti energetiche diverse dall’atomo. Se il Partito Liberaldemocratico è più netto nel faccia a faccia con Pechino, il Partito Democratico del premier uscente propende per una soluzione pacifica. Anche la vicina Corea del Nord, che nei giorni scorsi è riuscita a lanciare in orbita il suo primo missile e rischia di destabilizzare la regione, è un motivo di preoccupazione al centro della sfida per le legislative.

 

L’articolo di Al-Jazeera English sulle elezioni

L’approfondimento dell’Asia Times Online sul possibile ritorno al nucleare.

 

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  • SM

    L’esito del voto c’è stato. I sostenitori del no-nucleare hanno preso una batosta clamorosa. La vera tradedia dell’11 marzo 2011 è stato lo tsunami, non la crisi nucleare come urlato ai 4 venti da fonti come questa. Il Giappone continuerà per la sua strada. Prima ne prenderete atto, meglio è.
    SM

    • FirstLinePress

      Gentile prof. Manera,

      la ringraziamo per il commento.
      Innanzitutto teniamo a precisare di non aver urlato nulla ai 4 venti, si trattava semplicemente di riportare una notizia e delle opinioni. Non è nel nostro stile urlare.
      Le facciamo poi notare che gli esiti del voto (accennati qui, in un pezzo sulla Corea del Sud http://firstlinepress.org/altra-giornata-di-voto-in-estremo-oriente-oggi-tocca-alla-corea-del-sud/) non sono stati determinati esclusivamente dal nucleare. Il presidente uscente Noda è stato pesantemente sconfitto soprattutto per i motivi per i quali il suo governo è andato in crisi, ossia l’innalzamento delle tasse e la sua politica economica. A seguito di ciò, come abbiamo anche riportato nell’articolo, il suo partito si è scisso, e ciò ha contribuito notevolmente alla sua mancata riconferma. Oltre al fatto che è altamente improbabile, in qualsiasi contesto, che un presidente costretto a dimettersi venga rieletto.

      Crediamo poi (con molti altri) che la presenza di centrali nucleari, già di per sé dannosa per qualsiasi territorio, abbia certamente aggravato gli effetti del terremoto e del maremoto del marzo 2011, e non sarebbe stata la stessa cosa se non ci fossero state centrali a Fukushima. Questo pensiamo sia innegabile, in quanto l’impatto di un reattore o di una centrale sull’ambiente circostante non è assolutamente trascurabile.

      Concludendo, non si può trascurare neanche il grosso movimento di protesta anti-nucleare che è sceso per le strade del Giappone ed è riuscito a far tornare sui suoi passi l’ex presidente Noda quando ha tentato di riaccendere dei reattori. Come precisato anche nell’articolo che lei ha commentato, proprio per questo comportamento Noda è risultato ambiguo sul tema del nucleare, proprio perché ha decretato l’uscita dal nucleare più per motivi di consenso e opportunità politica, che per un convinto anti-nuclearismo.

      Non sarà anche per questa sua ambiguità sul tema che la gente non lo ha votato?