I NoTav, l’assalto al cantiere e le 133 pietre di Repubblica

Nella notte di ieri un centinaio di attivisti NoTav hanno effettuato un’azione in Clarea: abbattimento delle recinzioni ed è stato sabotato il quadro elettrico che illuminava l’area. Gli attivisti poi sono entrati nell’area al di sopra dell’imbocco del tunnel geognostico.Abbattuta una torre faro, tolto uno dei cartelloni di una ditta appaltatrice, azioni contro i mezzi e azioni di disturbo contro le forze dell’ordine è questo il riassunto di una delle azioni che fa parte della “resistenza che continuerà finché rimarranno in piedi muri, reti e cantieri” come rivendicano dal sito i NoTav.

Nella notte però sono stati fermati due valligiani Cristian Rivetti e Emanuele Favi, ora sono accusati di danneggiamento aggravato e continuato in concorso, resistenza a pubblico ufficiale e possesso di oggetti atti a offendere. Sarebbero stati trovati, come riporta (con una incredibile precisione) Repubblica con: “caschetti protettivi, guanti da lavoro, mascherina da saldatore in plastica, occhiali da piscina, torce elettriche, maschere antigas, passamontagna, fionda, un sacchetto in tessuto di jeans contenente 133 pietre (applicato alla cintura di uno dei due), cesoie e una matassa di cavo elettrico”.

La risposta del movimento a seguito degli arresti non si fa attendere e sul sito dei NoTav si legge: Il movimento non si arresta e, nella sua totalità, si assume la responsabilità dell’azione avvenuta nella serata di venerdì 8 febbraio scorso presso il cantiere Clarea. Un’azione che non è la prima e non sarà di certo l’ultima; una resistenza che continuerà finché rimarranno in piedi muri, reti e cantieri. Per imporre una grande mala opera sempre più insostenibile, loro si preparano ad accrescere tecnologie di guerra e repressione ai danni della popolazione, delle finanze pubbliche e dei diritti reali. Noi non ci faremo certo intimidire e, con la forza e la lucidità che ci vengono dalla consapevolezza di essere nel giusto, continueremo la lotta per la liberazione del territorio, delle nostre vite e del futuro di tutti. Cristian ed Emanuele, nostri compagni valsusini, sono tutti noi. Denunciamo il loro fermo come l’ennesima vile intimidazione nei confronti della valle e del movimento NoTav, e ne pretendiamo l’immediata liberazione”.

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