I NoTav: tra anarchici, autonomi, ETA, e gli analisti della Digos

Uno straordinario articolo di Massimo Numa (qui parte del suo curriculum) delinea finalmente quali siano i violenti in Val di Susa e i loro progetti. Non a caso in Valle ci sarebbero solo i violenti “oggi la partecipazione popolare è ridotta ai minimi termini” come si ricorda nello stesso articolo: ci sono personaggi legati ad ETA, i NoMuos, i NoDalMolin, gli anarchici greci e francesi (ci stanno sempre bene) e quelli di Gezi Park.

Gli scontri, comunque sia, sarebbero stati provocati grazie a un complotto tra anarchici ed autonomi in vari incontri informali fatti solo tra violenti, fortunatamente però gli analisti della Digos, fa sapere sempre il giornalista, lo sapevano già da gennaio dello scorso anno.

Gli analisti della Digos avevano tracciato, già dal gennaio 2012, l’evoluzione del contrasto al Tav. Il consolidamento del cantiere di Chiomonte, il via allo scavo geognostico e l’evidente fallimento di ogni iniziativa No Tav, comprese le iniziative politiche e «barricate di carta», per fermare i lavori, ha alzato il livello dello scontro. Questa è la fase in cui i portavoce storici del movimento, non più in grado di decidere nulla sull’organizzazione delle iniziative di contrasto, si sono limitati a offrire agli attivisti pagine di Gandhi e Mandela che teorizzano l’uso del sabotaggio, «ma solo contro le cose». Morale, sette attentati incendiari in meno di 60 giorni ai danni delle società «collaborazioniste». Più l’aggressione ai lavoratori e le incursioni intimidatorie contro le aziende Tav, più una pioggia di lettere minatorie. Una è stata inviata a casa di un semplice «palista», simbolo del tradimento di classe e della Val Susa.  Continua a leggere qui … 

Di seguito l’articolo cartaceo su La Stampa, un po’ più curato e con le dovizie dei particolari.

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