I prigionieri in sciopero della fame a Guantanamo

Intorno al 6 febbraio è iniziato uno sciopero della fame nel carcere di massima sicurezza a Guantanamo, a Cuba. Qui si trovano quelli che sono accusati di terrorismo (quelli che dovrebbero essere legati ad al-Qaeda), sono 166 al momento all’interno del “campo di prigionia”, e di questi 100 stanno rifiutando il cibo.

Lo sciopero della fame in massa ha fatto il giro del mondo quando si sono susseguite notizie di torture e di “alimentazione forzata”, ora le autorità statunitensi si troverebbero in una situazione di grave difficoltà e soprattutto l’amministrazione Obama (secondo alcuni avvocati, la situazione a Guantanamo sarebbe peggiorata con il suo arrivo). L’ex premio nobel per la Pace, peraltro, aveva manifestato la sua intenzione di chiudere il campo di prigionia, ma, a distanza di anni i detenuti si ritrovano in condizioni al di fuori di ogni limite dell’umano: molti di loro hanno affrontato un processo e non hanno un’accusa concreta. I prigionieri ora, stanno portando avanti uno sciopero di fame in massa contro le condizioni del centro in cui sono costretti a vivere.

Il centesimo detenuto che si è aggiunto alla protesta ha iniziato a rifiutare il cibo il 27 aprile, nel frattempo sono diciannove i detenuti che vengono alimentati forzatamente e cinque, invece, sono finiti sotto osservazione in un ospedale del carcere. Da quanto riportano i funzionari, non sarebbero a rischio di morte. Proprio una delle “ultime torture” è quella di esser sottoposti all’alimentazione forzata, il New York Times, pubblicò lo scorso 14 aprile, la telefonata di un detenuto ai suoi avvocati.

Tutto, spiega il detenuto yemenita recatosi in Afghanistan quasi per sbaglio e ancora non accusato seriamente di nulla, è iniziato quando: “il mese scorso, 15 marzo, ero malato ed ero nell’ospedale della prigione e mi rifiutai di mangiare. Una squadra da EFR (Extreme Reaction Force), una squadra di otto agenti della polizia militare in tenuta antisommossa, entrò dentro e mi legarono le mani e piedi al letto. Hanno inserito a forza un IV nella mia mano. Trascorsi 26 ore in questo stato, legato al letto. Durante questo tempo non mi fu permesso di andare in bagno. Hanno inserito un catetere, che è stato doloroso, degradante e inutile. Non mi era neppure permesso di pregare. Non dimenticherò mai la prima volta che mi hanno messo il sondino nel naso. Non riesco a descrivere quanto sia doloroso essere sottoposto ad alimentazione forzata in questo modo. Come è stato spinto dentro, mi ha fatto vomitare. Ho voluto vomitare, ma non ci riuscivo. C’era agonia nel mio petto, gola e stomaco. Non avevo mai provato tanto dolore prima. Non vorrei che questa crudele punizione colpisca qualsiasi persona. Sono ancora in fase di alimentazione forzata. Due volte al giorno mi legano ad una sedia nella mia cella. Le mie braccia, le gambe e la testa sono legati. Non so mai quando arrivano. A volte vengono durante la notte, alle 23:00, quando sto dormendo”.

Ancora sullo sciopero della fame dei detenuti di Guantanamo, vi consigliamo di vedere l’approfondimento di Al Jaazera qui, e anche il live blogging che RT sta portando avanti qui.

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