I saharawi dimenticati e processati

C’è un posto nel mondo dove l’indipendentismo è soffocato dall’immensità del deserto e dalla repressione del Governo marocchino. I saharawi rientrano poco nelle cronache internazionali eppure hanno un contenzioso di autodeterminazione che va avanti da anni, prima con richieste alla Spagna, che occupava, ed oggi al Marocco. Loro sono nel Sahara Occidentale, lì dove c’è un’alta presenza di fosfati, quindi appetibile per le sue risorse minerarie. Anche in questo caso però il diritto all’autodeterminazione dell’Onu sembra smarrirsi.

Nel 2010 ci furono scontri e violenze a Gdeim Izik, con immagini, proposte dalle autorità marocchine, fatte di mutilazioni, violenze ed incendi. Per questo furono arrestati ventiquattro indipendentisti saharawi, accusati di violenze e dell’uccisione di tredici persone. Al di là di quelle immagini però non sono state mai trovate prove convincenti ed infatti gli indipendentisti sono stati arrestati senza processo, che invece è iniziato solo questa settimana a Rabat. Un’anomalia perché tendenzialmente la giustizia marocchina è molto celere nelle condanne.

Dopo due anni il processo arriva, ma se non dovessero esserci le condizioni per una difesa e l’accertamento di una difesa, per gli indipendentisti l’esito potrebbe essere fatale.

Tutto questo ha portato il Fronte Polisario, il movimento politico che si batte per l’autodeterminazione dei saharawi, a studiare diverse campagne di sensibilizzazione, affinché si mettano in evidenza i caratteri militari di tale processo e di tutti quelli analoghi.

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