I sogni del Brasile sono in crisi?

Benvenuti in Brasile!

Da una parte le comunidades (le ex favelas), le lamiere e le colline illuminate nella notte come piccoli presepi, dall’altra i grattacieli, i centri commerciali, il lusso e la crescita economica. Un paradosso che qui, nella realtà di oggi, risulta essere la normalità. Terra di samba e caipirinha, di donne bellissime e spiagge da sogno.

Per molti lo stereotipo del Brasile è esattamente questo, ma al di là delle apparenze e delle immagini da cartolina, esiste un paese che sta attraversando un momento cruciale della propria storia sulla spinta di un enorme boom economico senza precedenti.

Una terra dai mille volti che rivela eterogeneità e contraddizioni spesso ignote ai più.

Lo sviluppo del Brasile negli ultimi anni ha avuto del portentoso e, insieme alla Cina, è diventata la punta di diamante dell’insieme di stati denominati “Brics”, con una popolazione di quasi duecento milioni di abitanti e tassi di crescita che, fino a due anni fa, raggiungevano livelli impressionanti.

Rispetto a molti paesi del mondo occidentale, tutta un’altra storia.

Per non parlare del fatto che il Brasile sarà la sede dei Mondiali di calcio nel 2014 e delle prossime Olimpiadi estive nel 2016, eventi che porteranno entrate all’economia del paese e che saranno vetrine perfette ove mostrare al mondo i passi in avanti compiuti negli ultimi dieci anni.

Sembrerebbe tutto rose e fiori, eppure i problemi non mancano sia a livello sociale che politico, senza considerare che la tanto promettente crescita del Brasile degli ultimi anni, pare improvvisamente essersi fermata.

Giusto qualche numero per rendere l’idea di questo brusco arresto: la crescita del paese si attestava al 7,5% nel 2010, poi 2,7% nel 2011 per arrivare solamente a 0,9% nel 2012.

Un caduta libera in piena regola.

Non a caso, come si è potuto leggere nelle cronache internazionali degli ultimi giorni, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il governo e le sue politiche, due su tutte: il rincaro dei prezzi per i mezzi di trasporto pubblici rispetto a un servizio sempre più inefficiente e il fatto di aver stanziato quasi tutti i fondi statali per la costruzioni di stadi e strutture dedicate al mondiale, tralasciando invece settori socialmente fondamentali come quello ospedaliero e quello scolastico.

Oddio, non stiamo certo paragonando le proteste brasiliane a quelle turche, nonostante alcuni manifestanti abbiano equiparato i venti centesimi d’aumento dei biglietti agli alberi di Gezi Park e nominato la loro, come la protesta “Dell’aceto” ( chiaro riferimento alla sostanza usata per curare gli occhi dai gas lacrimogeni). Però va detto che le proteste rappresentano la punta dell’iceberg di diversi malumori che serpeggiano fra la popolazione: c’è chi protesta, inoltre, per i casi di corruzione e la violenza della polizia, chi per la difesa dei diritti degli indigeni, chi per i diritti civili degli omosessuali.

Di motivi scatenanti sembrano essercene molti e le manifestazioni degli ultimi giorni sono state semplicemente la conseguenza di tutti questi malumori collettivi.

Insomma, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La verità è che il Brasile sta cambiando e con esso i suoi abitanti: il reddito medio della popolazione negli ultimi anni è cresciuto enormemente, paradossalmente però l’aumento del benessere ha portato molti membri delle classi medie brasiliane ( in continua crescita) a pretendere di più dal proprio governo rispetto al passato, quando il governo di Lula troppo spesso non si è rivelato essere in grado di gestire queste problematiche e una crescita del Paese così grande. Tanto per citare alcuni esempi emblematici: girare per Rio, nonostante gli ingenti investimenti nella sicurezza pubblica, rimane pericoloso e in molte zone( specialmente nelle favelas) è impossibile avventurarsi di giorno, figuriamoci di notte.

Per non parlare dei problemi sociali e del un divario fra ricchi e poveri sempre più grande, o dei numerosi casi di corruzione tra i membri della polizia e della politica, oppure della poco efficace lotta ai narcotrafficanti, che
ogni giorno diventano sempre più aggressivi e potenti.

Senza dimenticare il mal funzionamento dei servizi sanitari , l’istruzione pubblica di basso livello e lo sviluppo urbano solo in determinate aree, dimenticando altre maggiormente più bisognose.

E al popolo, prima o poi, queste cose non vanno più bene. La storia ci insegna: la ribellione è una conseguenza naturale. Come potete vedere, di problemi ce ne sono a iosa, ma soffermandoci di nuovo a parlare dell’ improvviso arresto economico del Brasile, bisogna sottolineare anche altri aspetti:

1) E’ vero che i Mondiali e l’Olimpiade porteranno nuovi investitori e capitali permettendo a molte città, come Rio de Janeiro e San Paulo, di modernizzarsi e crescere, ma il rischio che il gioco non possa valere la candela è alto. I costi potrebbero rivelarsi più grandi dei guadagni.

2) La crisi economica attuale è frutto di manovre finanziare sbagliate compiute dal governo in passato, dell’aumento dell’inflazione e della perdita di valore del real( la moneta brasiliana) nei confronti del dollaro.

3) Le crisi economiche vanno e vengono e dopo gli incredibili tassi di crescita degli ultimi anni, era prevedibile attendersi un rallentamento da parte di un gigante come il Brasile.

Ora la situazione è profondamente delicata: nonostante gli ultimi ingenti investimenti nella spesa sociale, la riforma del mercato e del lavoro, l’inflazione in Brasile rimane alta e il costo della manodopera pure. Dove un tempo gli investitori trovavano il paese dei balocchi, oggi si scontrano con una realtà differente e molto più complessa.

Ovviamente tutti questi fattori si ripercuotono sul debito pubblico del Brasile( circa 45%) che non è nulla se paragonato a quello di molti altri paesi occidentali, in particolar modo l’Italia, Certo, il peggioramento delle prospettive del Paese dovrebbe fungere da campanello d’allarme affinché si raggiunga una disciplina fiscale per il Paese.
Ovvero: i soldi ci sono e ci saranno, ma in futuro dovranno essere spesi con più accortezza. Perché se il Brasile vorrà continuare ad essere quella terra tanto sognata a livello finanziario ed economico, le esigenze degli investitori e delle nuove classi emergenti, dovranno essere rispettate senza più commettere passi falsi.
La festa può continuare, ma c’è bisogno di rimboccarsi le mani.

di Iacopo Luzi

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