I tumori, la diossina, gli stili di vita ed il Vesuvio derubato

First Line Press racconta il mondo, che sembra un qualcosa sempre di lontano e che non c’appartiene, invece tutto è composto da esso, anche quello che silenziosamente ci distrugge da vicino. Se non si è nelle baraccopoli di un posto al sud dell’equatore, ma in un salotto della provincia italiana, si possono intuire i medesimi malanni: a San Giuseppe Vesuviano, nel napoletano, ai piedi commerciali del Vesuvio, dove piccole e medie imprese producono con sulle spalle oltre le difficoltà economiche anche quelle legate allo smaltimento dei rifiuti.

Non lontano dagli stabilimenti di San Giuseppe Vesuviano si può assistere ad un campo sterminato di sacchi,  spazzatura, tutto frutto della lavorazione industriale. Un’inchiesta di Antonio Crispino per il Corriere della Sera dimostra come tutte le campagne nei dintorni del circuito siano contaminate di sacchi, amianto e verza, cavolfiori e nilon, bottoni ed asparagi. In un lago dell’area si possono notare colori poco da corso d’acqua e molto da scenari post-atomici. Acqua che comunque va ad irrigare i campi, ormai completamente contaminati di vernici, lubrificanti e quant’altro.

Le responsabilità sarebbero facili da individuare, basterebbe richiamare gli imprenditori della zona e rielaborare un piano dei rifiuti assolutamente normale.  In questo scenario però è scontato non avere paura della punizione, quindi tra i mille sacchi si possono scorgere anche i nomi delle industrie che vanno a sversare, con un giro però che coinvolge tutta l’Italia e l’Europa, perché le rifornitrici di tessuti sono industrie extraterritoriali.

Molte volte questi rifiuti vengono bruciati ed i dati del Ministero della Salute, sulla crescita vertiginosa dei tumori in Campania, non possono essere a questo punto una sorpresa.  In una recente visita ad Aversa, in provincia di Caserta, il ministro tecnico alla salute, Renato Balduzzi, ha dichiarato che l’incidenza tumorale in Campania non è legata a particolari esposizioni ai rifiuti od all’errata gestione di essi, ma semplicemente ad uno stile di vita errato: ecco un esempio di ricetta politica risolutiva.

Stiamo parlando di un’area che dovrebbe essere protetta, quella del Parco Nazionale del Vesuvio, e che invece vive come una vera e propria discarica, dove i propri beni vengono dissacrati e dove gli scheletri degli elettrodomestici stanno sostituendo le meraviglie naturali.

First Line Press presto vi racconterà questo territorio da vicino

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