Ignorando l’emergenza casa: sgomberate tre occupazioni romane

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Sgombero dell’Angelo Mai

 Una serie di sgomberi ha affollato questa mattina romana: al centro sociale L’Angelo Mai alle 6,30 di mattina c’è stato l’arrivo di diversi blindati e la rottura dei cancelli. Gli occupanti sono stati cacciati, 20 di loro perquisiti ed è stato ordinato lo sgombero dell’edificio di via Terme di Caracalla. A Centocelle invece decine di famiglie sono state svegliate dalle forze dell’ordine e buttate fuori dall’occupazione abitativa in via delle Acacie 56. Infine sgomberata anche l’occupazione dell’ex scuola Hert in via Tuscolana 1113, nei pressi della metro Anagnina.

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Sgombero in Via Acacia 56

Alle Terme di Caracalla in risposta si è creato un presidio tra i genitori degli studenti della scuola elementare del parco San Sebastiano, che con gli artisti dell’occupazione portano avanti progetti educativi. L’Angelo Mai infatti, nato nel 2004 in un ex convitto abbandonato a Rione Monti, è un progetto principalmente artistico, un luogo dove si offre un’ampia programmazione di teatro, musica e cinema. L’occupazione originaria durò poco: nel 2006 ci fu il primo sgombero, ma il gruppo originario continuò ad offrire una propria programmazione in maniera itinerante all’interno di altri spazi sociali cittadini. Poi nel 2009 una nuova sistemazione: il Comune assegna con una delibera lo spazio a Terme di Caracalla e nasce l’Angelo Mai Altrove, ma poi l’appoggio comunale viene meno e nel 2012 si ritorna ad occupare.

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Sgombero all’Angelo Mai

L’occupazione in via delle Acacie risale invece al maggio 2008, dopo l’interruzione della didattica e l’abbandono dell’edificio dal gennaio di quello stesso anno. La presa dello stabile, gestita dal Comitato Lotta per la casa, avviene ad opera di 70 famiglie. Di queste 49 restano stabilmente sui 6 piani della scuola, trasformando le aule in mini-appartamenti e la palestra del seminterrato in alloggi provvisori per le famiglie sfrattate e in attesa di una sistemazione. L’occupazione di via delle Acacie è infatti un progetto che risponde alla grave crisi abitativa romana, a cui il Comune non riesce a dare risposta. Gli alloggi popolari offerti coprono le esigenze di circa 1500 famiglie, ospitate in edifici di privati, a cui il pubblico paga un canone di circa 1800 euro al mese. La scelta di puntare sul privato, invece che sull’utilizzo dei tanti edifici pubblici inutilizzati, costa al Comune 33 milioni di euro l’anno, e lascia fuori circa 80mila famiglie in difficoltà. Solo dal 2011 ci sono state 6mila nuove sentenze di sfratto, e gli sfratti esecutivi sono circa 2mila l’anno, soprattutto dovuti a morosità a fronte di un aumento del canone. E allora famiglie comuni, e non militanti politici, si sono trovate a fare ciò che fino a qualche anno fa non avrebbero mai immaginato: prendersi illegalmente uno spazio e condividerlo con persone sconosciute. L’ex scuola Hert ha rappresentato un progetto di socializzazione ulteriore: oltre a prendere insieme lo stabile le famiglie occupanti ne hanno anche curato la ricostruzione. Dopo un’autotassazione di 100 euro per comprare le attrezzature necessarie, gli occupanti si sono scoperti construttori ed hanno trasformato gli spazi a disposizione in mini-appartamenti utilizzando anche materiali di scarto recuperati.

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Sgombero all’Angelo Mai.

Il Comitato Lotta per la casa ha più volte tentato il dialogo con l’amministrazione comunale, ad esempio proponendo l’acquisto degli immobili occupati dai privati, che potrebbe essere seguito dalla ricezione di un fondo, anche per pagare le utenze, dalle famiglie occupanti “che non hanno nessuna intenzione di occupare gratis un alloggio, semplicemente vogliono pagare quanto possono” . Così come gli stessi edifici pubblici, spesso svenduti dal Comune ai privati, potrebbero restare tali ed essere gestiti e trasformati collettivamente come è successo per le scuole Hert e via Acacia 56. Ma la posizione delle istituzioni municipali si è espressa nella prova di forza di questa mattina, supportata dalla linea politica del nuovo Presidente del Consiglio. Il 14 marzo infatti, all’interno del “Piano Casa” presentato al Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi hanno inserito un articolo 5 che di certo non aiuta le famiglie in emergenza abitativa: con esso si impone infatti il divieto, anche retroattivo, a concedere residenze ed allacci delle utenze di acqua, gas ed elettricità negli spazi abitati abusivamente. Una evidente criminalizzazione di progetti che più volte hanno invece cercato un percorso di incontro con le istituzioni piuttosto che un antagonismo ad oltranza.

Oggi, in risposta agli sgomberi romani, si sta organizzando un’assemblea cittadina alle 17 nei pressi dell’Angelo Mai, messa in difficoltà dallo sciopero dei mezzi pubblici. E questa notte molte famiglie non avranno un posto dove dormire.

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