Il boom di vendite dei gas lacrimogeni

Nelle colonne de La Stampa, Filippo Femia approfondisce oggi sulle vendite di quell’arma che viene definita anche dallo stesso giornalista come “non letale” e che però ha provocato varie vittime e gravi ferite quando i suddetti prodotti vengono sparati ad altezza uomo (e altezza donna).

E se la Grecia è in crisi e rinuncia a vari servizi pubblici, c’è sempre un fondo per l’acquisto dei lacrimogeni che vengono sparati in enormi quantità contro i manifestanti. Così succede ugualmente in Egitto ma anche in altri paesi come (anche se l’articolo viene categorizzato ne La Stampa nella sezione “esteri”) anche in Italia basti vedere come nella sola giornata del “famoso 3 luglio” in Val Susa ne vennero sparati 4357 contro la resistenza No Tav. Se ne sono accorti di come la polizia ne abusi solo dopo le immagini turche dove le strade erano infestate dai candelotti e proprio da qui inizia l’approfondimento di Filippo Femia:

L’immagine di piazza Taksim lastricata di candelotti di lacrimogeni e oscurata da nuvole acide è ancora viva. Ma non tutti sono preoccupati. C’è chi segue la situazione con un occhio particolare: i produttori delle cosiddette «armi non letali». La Turchia è infatti fra i Paesi che hanno contribuito al boom di vendite dei gas lacrimogeni. In venti giorni di proteste la polizia ha utilizzato 130 mila cartucce (l’85% di quelle acquistate nel 2013).  Ma si tratta di un affare globale, un autentico «business delle rivolte». Una manna per le compagnie produttrici, che hanno visto triplicare il loro fatturato. Un esempio: il colosso brasiliano «Condor Non-Lethal Technologies» (fornitore del governo Erdogan) ha esteso le vendite a 41 Paesi. L’immensa nube di Gezi Park ha invaso negli ultimi giorni le avenidas del Brasile, che protestava contro gli sprechi per i Mondiali 2014. Prima c’era stata la Primavera Araba, con le sue 21 tonnellate di lacrimogeni utilizzati. E dopo il 2011 gli investimenti sulla sicurezza interna del Medio Oriente sono aumentati del 18%, per un valore di oltre 6 miliardi. Continua a leggere qui…

 

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