Il confine turco e le contaminazioni della guerra civile siriana

La guerra in Siria ha confini ed attori sempre più labili. Lo scenario si sta inasprendo ancor di più dopo che la Turchia lungo i confini dell’area curda ha deciso di issare mura per impedire aiuti tra famiglie. I curdi sono sicuramente una componente determinante nella guerra civile in Siria, che in quell’area sono circa tre milioni.

Dopo anni di contrasti col regime degli Assad, durante i quali sono stati negati i più elementari diritti d’esistenza, da due la popolazione curda anni ha ottenuto una strategica tregua con l’esercito centrale siriano. Così l’Yekîneyên Parastina Gel (YPG – “Unità di Difesa del Popolo”), formazione di combattenti curdi, ha stretto un fitto controllo nella Siria del nord (Rojava, Kurdistan siriano). Se il regime di Bashar al-Assad non si è più intromesso militarmente nell’area, le truppe curde hanno però dovuto ingaggiare un conflitto con una parte dell’esercito di liberazione.

I combattenti anti-Assad hanno una schiera numerosa composta da al-Nusra, componente di al-Queda. I giochi ai reciproci sospetti su chi alimenti e sostenga queste milizie hanno colpito anche la Turchia. Secondo l’YPG, nei campi profughi al confine tra Turchia e Siria, il governo turco porta un concreto sostegno  di supporto logistico e finanziario a queste truppe. I confini turchi sono quindi al centro di tale scenario e la città di Ceylanpinar è stata colpita da razzi provenienti dalla Siria. L’attacco subito ha causato la morte di un trentacinquenne. Gli scontri si focalizzano principalmente nella città siriana di Ras al-Ain, ma anche dalla parte turca da giugno si registrano vittime. A seguito dell’ultimo razzo sono state chiuse le scuole.

L’YPG ha il suo quartier generale a Qamishli, in quella che è stata una città divisa dai trattati del 1921 con la parte curda turca di Nusaybin. Presto First Line Press vi proporrà un reportage dal posto, per ora vi segnaliamo un’intervista ad un combattente curdo.

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