Il discorso di Maduro e cosa sta succedendo in Venezuela

Il presidente della Repubblica Venezuelana, Nicolas Maduro, sabato pomeriggio ha dichiarato che non mollerà “nemmeno un millimetro” e che “rimarrà al potere” dopo che incidenti sono scoppiati nel paese ed hanno portato alla morte di 3 persone. Ma cosa sta succedendo?

L’erede di Chavez (come sempre la figura del leader indiscusso ritorna in qualsiasi manifestazione di Maduro) nel suo discorso, che ha visto migliaia di persone in piazza ad ascoltarlo, ha tenuto ad inviare un messaggio al leader del partito di opposizione Voluntad Popular, Leopoldo Lopez, dandogli del “codardo e fascista” ed affermando come Álvaro Uribe “sia dietro a questi movimenti fascisti”: il presidente della Colombia è da sempre ostile al Venezuela di Chavez e di Maduro, ha accusato più volte il governo di Caracas di esser complice dei guerriglieri delle FARC colombiane. ”Invoco i giovani delle scuole, i quartieri, la classe operaia, tutte le persone ad affollare le strade per conquistare, consolidare la pace” ha detto anche il presidente venezuelano.

Maduro parla di violenza fascista (che non è decisamente estranea al paese latinoamericano, come mostra questa timeline del canale TeleSur) accusando i manifestanti dell’opposizione che per la quarta notte di fila hanno creato disordini a Caracas. Ci sono stati scontri anche ieri dove i manifestanti hanno lanciato pietre contro i palazzi del governo come mostrano queste foto del comune di Chacao che fa parte del distretto metropolitano di Caracas, zona orientale.

L’opposizione che scende in piazza dice di protestare contro la crisi economica in cui riversa il paese e contro la criminalità. Durante le manifestazioni dello scorso 12 febbraio (tra le più grandi una ricordava i 200 anni da una importante rivolta con­tro il colo­nia­li­smo spa­gnolo mentre l’altra chiedeva le dimissioni di Maduro) i primi morti di cui le dinamiche sono poco chiare (a tal proposito vi consigliamo di ascoltare il podcast di RadioBlackOut che ha intervistato Gerardina Colotti giornalista de Il Manifesto) sembra che sia stata la stessa pistola ad uccidere Juan Mon­toya (un leader chavista) e lo studente di destra Ale­jan­dro de Aco­sta.

Estela Agan­chul, respon­sa­bile dell’edizione venezue­lana di Le Monde diplo­ma­ti­que ha definito così in un’intervista telefonica apparsa nel Manifesto le rivolte in Venezuela: “chi si aspetta una pre­sunta pri­ma­vera vene­zue­lana, sba­glia, mi sem­bra piut­to­sto un piano orche­strato per essere ampli­fi­cato dai grandi media inter­na­zio­nali e repli­cato su alcune reti sociali, come da copione. S’inventano ine­si­stenti aggres­sioni della poli­zia a stu­denti di oppo­si­zione, si mol­ti­plica il numero dei morti. C’è chi ha inte­resse a far diven­tare reali i pro­pri desi­deri desta­bi­liz­zanti».

Agan­chul rac­conta di aver incon­trato «stu­denti di oppo­si­zione ignari del per­ché andas­sero a pro­te­stare», e che tutto sem­brava calmo fino alla fine delle dimostra­zioni. «Leo­poldo Lopez era con gli stu­denti che chie­de­vano di essere rice­vuti dalla Pro­cu­ra­trice gene­rale, e appena è andato via sono com­parsi gli incap­puc­ciati. Sem­bra quasi che non veda l’ora di essere per­se­guito dalla legge per tra­sfor­marsi nel primo per­se­gui­tato poli­tico del “regime””.

Il video integrale del discorso di Nicolas Maduro

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