Il dissenso in Russia ed i processi “politici”

Sul tema dei processi democratici instauratisi post-Unione Sovietica in Russia potrebbero scaturirsi tante domande, ma come su tante sfarzose democrazie, però resta l’evidenza di alcuni processi anti-democratici e di persecuzione politica a Mosca.

Vladimir Putin, più volte infastidito da tutto ciò che è opposizione, ha seriamente paura di un avversario politico che pare preparato, brillante, giovane e soprattutto attivo nella battaglia alla corruzione presente nel Paese: Alexei Navalny. Navalny è accusato di essersi impossessato, indebitamente, di 16 milioni di rubli, grosso modo cinquecento mila euro, durante la sua esperienza lavorativa al governatorato di Kirov. I suoi legali hanno già più volte dimostrato l’inefficienza delle accuse ed infatti il caso fu chiuso, prima di  essere riaperto da Alexander Bastrykin. Quest’ultimo  è il capo del comitato investigativo russo, attivissimo nei procedimenti giudiziari a carico, quasi sempre, di attivisti dell’opposizione governativa.

Insomma secondo i legali di Navalny la riapertura del caso sarebbe un abuso del sistema penale russo, per perseguire scopi politici.  Intanto ci si interroga su tutte le istituzioni e Alexei Kudrin, che è stato Ministro delle Finanze di un Governo Putin, ha dichiarato che il caso Navalny può far sollevare questioni, ma non trarre conclusioni.

L’accusa per l’oppositore politico potrebbe commutarsi in 10 anni di carcere, che, secondo molti analisti politici, farebbe aumentare ancor di più il dissenso in crescita in tutta la Russia.

Navalny intanto ha già rilasciato interviste nelle quali non si sorprende per una sua possibile incriminazione, ma affermando anche che una volta che le carceri saranno piene si arriverà poi a deporre chi reprime.

World Affairs segue le vicende del processo

Bookmark the permalink.