Il fragile Iraq e i campi profughi che accolgono i siriani

Si parla, non a torto, di “situazione esplosiva” per quanto riguarda coloro che, fuggendo dalla Siria in guerra, trovano rifugio in un Paese vicino ma non ancora ristabilitosi del tutto dopo il suo pluriennale conflitto: l’Iraq.Torniamo ad aggiornarvi sul tema, dopo lo speciale sui profughi siriani in Turchia realizzato per il nostro First Line Press settimanale (composto dal resoconto di una conferenza e dall’intervista esclusiva a Şenay Özden). Lo facciamo proponendovi un articolo di Domenico Chirico, direttore dell’ong Un ponte per… dal nord dell’Iraq.

Protagonista è il campo di Domiz, nel KRG (il Governo Regionale del Kurdistan, così come è denominata la regione autonoma popolata dai curdi nell’Iraq settentrionale), concepito per ospitare al massimo della capienza 35 mila persone, ma che allo stato attuale ne contiene ben 80 mila, a causa dell’escalation della fuga dal conflitto che si è avuta soprattutto da un anno a questa parte. È una vera e propria emergenza umanitaria, che rischai concretamente di amplificarsi a dismisura per come la guerra civile siriana si sta evolvendo: combattimenti e stragi che non sembrano portare ad una soluzione a breve termine.

Mentre le autorità curdo-irachene hanno l’accortezza di lasciare i campi aperti (a differenza di altri contesti in cui questi sono chiusi o strettamente regolamentati, divenendo vere e proprie “carceri a cielo aperto”) e prevedono di costruirne altri due in previsione dell’acuirsi dell’emergenza, enorme ma purtroppo insufficiente è il lavoro dei volontari e operatori, siriani e internazionali, che tentano di fornire assistenza ai rifugiati. Questi ultimi si trovano in una situazione in cui mancano del necessario per la sopravvivenza, e l’estate potrebbe vedere la loro situazione peggiorare ancor di più, con le temperature che in quelle zone non fanno sconti e aggravano ulteriormente le condizioni igienico-sanitarie degli ospiti dei campi.

 

L’articolo su Osservatorio Iraq

La fotogallery sulla pagina facebook di Un ponte per…

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