Il gas negato ai territori della Striscia

Gaza, seppur non raccontata ogni giorno, quotidianamente vive storie d’ingiustizia estrema, con  beni di sussistenza negati, bloccati o centellinati. Così anche il gas, che serve sia nella vita domestica, per il riscaldamento e per cucinare, ma anche alle imprese agricole ed ai servizi sanitari, in queste settimane è stato più volte negato ai palestinesi della Striscia. Il valico di Kerem Shalom, dalla fine di febbraio, è stato chiuso già quindici volte dalle autorità israeliane.

Basta affacciarsi ad uno dei maggiori distributori di gas di Gaza per capire la penuria: ci sono infatti più di quarantamila bombole vuote, lì dove la gente dovrebbe rifornirsi. La Società Duban, che si occupa di tale distribuzione, ha dichiarato che mediamente sono necessarie dalle  35 alle 54  tonnellate di gas per soddisfare tutta la popolazione, ma in questi ultimi periodi, quando si è fortunati, si arriva alle 18 tonnellate.  Tutto questo va appunto a pesare su ogni tipo di attività: mediche, culinarie, energetiche di ogni tipo, fino alla più elementare produzione di pane.

C’è un’organizzazione israeliana, Gisha, che si batte contro lo Stato d’Israele per le sue violazioni in termini di mercato con i territori palestinesi e la relativa chiusura del valico di Kerem Shalom, fondamentale per questi scambi ed approvvigionamenti. Tutto ciò è descritto da Gisha come una volontà di punizione verso il popolo palestinese, tramite una chiara violazione dei diritto internazionale. Tale fatto è legato al blocco commerciale (importazioni ed esportazioni) che Israele impose a Gaza nel 2007.

In tale ostilità s’inserisce l’aumento dei prezzi, perché, vista la funzione alterna di quel valico, Gaza è costretta a rivolgersi verso i tunnel che collegano all’Egitto, facendo impennare però i costi ed aumentando di conseguenza i disservizi nei beni di prima necessità: sanità, elettricità, acqua, istruzione.

Il gas arriva da Israele tramite un tubo collegato ad un camion, che per transitare necessita di un permesso speciale, altra operazione che a volte comporta delle lungaggini poco inclini ad una reale soddisfazione del servizio.  La popolazione palestinese vorrebbe che Israele possa estendere l’orario di lavorazione e quindi di transito nel valico, con magari il relativo aumento degli autocarri autorizzati per alimentare i serbatoi palestinesi.

Bookmark the permalink.