Il Mediterraneo continua a inghiottire profughi, a Bruxelles si parla a vuoto

Ieri mattina un’imbarcazione con a bordo 400 siriani in fuga dalla guerra civile è stata lasciata affondare in mare aperto, a 160 km dalle coste di Malta. Solo molte ore dopo, per caso, le autorità hanno notato la nave ed hanno avviato una missione di salvataggio, nonostante la quale una metà delle persone non è riuscita a sopravvivere.

Quest’ennesima strage del Mediterraneo è conseguenza del dominio assoluto degli scafisti in un’ampia fascia di mare tra le coste nordafricane e l’Europa del sud, a sua volta dovuto all’incapacità delle istituzioni sovranazionali di trattare la questione dei profughi nel Mare nostrum in termini di diritti umani, e non di cieca politica securitaria. Dato per scontato è ormai il fatto che le acque in questione sono sostanzialmente nelle mani di trafficanti di esseri umani senza scrupoli, che arrivano a spartirsi le aree di mare sulle quali una gang piuttosto che un’altra detiene il controllo. Un po’ come la criminalità organizzata si divide tra clan le piazze di spaccio degli stupefacenti. A farne le spese, come al solito, gente comune che non vuole far altro che salvarsi da condizioni umanamente insopportabili che vive nel proprio Paese.

I morti e i sopravvissuti di quest’ultimo naufragio (di cui siamo venuti a conoscenza, al contrario di molti altri che avvengono nel silenzio totale) hanno semplicemente fatto l’errore di affidarsi agli scafisti sbagliati. Di aver dato, ignari e in una situazione disperata, ingenti somme di danaro ad una banda che non era “competente” per un determinato tratto marittimo. A seguito di complesse beghe di pagamenti e racket tra criminali, l’imbarcazione partita dalla Libia il 10 ottobre scorso è stata bersaglio di corpi di arma da fuoco, con i trafficanti che per tutta risposta sono fuggiti lasciando la nave con i profughi al proprio destino: un lento e inesorabile affondamento.

Solo il caso ha voluto che un elicottero individuasse l’imbarcazione in un giro di perlustrazione, con uomini, donne, bambini e anziani, alcuni capaci di nuotare ed altri no, che cercavano di trarsi in salvo. I soccorsi, a cura della marina maltese e di quella italiana, sono arrivati a prelevare questa gente dal mare con molto ritardo, e hanno impiegato circa 20 ore per tutta l’operazione, di cui l’emittente britannica SkyNews è riuscita ad ottenere dei filmati. Circa 200 persone, tuttavia, sono state inesorabilmente ingoiate dalle acque.

Tutto ciò accade mentre oggi è domani è in corso un importante incontro al vertice dell’Unione Europea: una riunione del Consiglio Europeo, cui partecipano i governi dei 28 Stati membri. Alcuni Paesi dell’Europa meridionale e orientale, come Spagna, Italia, Grecia, Malta, Cipro, Croazia, Estonia e Bulgaria, porteranno sul tavolo una proposta, che il quotidiano spagnolo El País giudica «più di gesto che di contenuto», per reclamare un maggior coinvolgimento di tutta l’Europa dopo la maldestra gestione degli ultimi terribili naufragi di Lampedusa. In riunioni che saranno dominate da argomenti che interessano molto di più all’euroburocrazia, come l’unione bancaria o le beghe di spionaggio reciproco tra governi alleati, probabilmente non si concluderà nulla sul tema di profughi e richiedenti asilo nel Mediterraneo.

Questo perché da un lato gli Stati più interessati, pur chiedendo maggiore investimento da parte di Bruxelles, vogliono continuare a sfruttare gli strumenti già esistenti per il controllo del Mediterraneo, potenziando al limite lo scambio di informazioni sulle frontiere in tempo reale tra i governi (il sistema EUROSUR che partirà a dicembre) e gli accordi con i Paesi nordafricani per evitare la partenza delle navi dei trafficanti. La Commissaria europea agli interni Cecilia Malmström, dall’altro lato, si fa portavoce di maggiori poteri centralizzati per l’Unione Europea sul controllo delle frontiere, e di una missione speciale europea, dalla Spagna a Cipro, per la sicurezza delle frontiere della “Fortezza”. I governi difficilmente aderiranno, visto il loro comportamento finora ipocrita, che se manifestamente si lamenta e scarica il barile sul mancato intervento dell’Europa, nel segreto delle stanze dei bottoni non vuole cedere sovranità  sulle proprie frontiere (si veda l’Italia, che nonostante le dichiarazioni “determinate” di Letta e Alfano, rifiutò di dare competenza esclusiva alla Frontex per controllo e salvataggio dei profughi sui barconi, rivela l’Huffington Post).

Resta il problema di fondo: il vocabolario per trattare la questione contiene ancora i vocaboli “frontiere”, “sicurezza”, “controllo”, e mai “diritto d’asilo”, “protezione umanitaria” o “solidarietà”. Di avviso diametralmente opposto è invece la proposta del Progetto Melting Pot Europa di creare «un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo alle istituzioni europee senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi».

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