Ucraina: Il giuramento di Poroschenko

“Nessun compromesso sulla Crimea” e “L’Ucraina resterà unita”: con questo biglietto da visita, niente affatto rassicurante, è avvenuto stamane il giuramento del neo-eletto presidente Petro Poroshenko,  effettuato presso  la “Verchovna Rada” il Parlamento di Kiev.

Il quarantottenne, un oligarca miliardario che ha saputo sfruttare al meglio le occasioni per fare profitto che si sono presentate dopo l’implosione sovietica, si è insediato oggi in seguito all’affermazione elettorale del 25 maggio scorso in cui ha ottenuto il 54,7% dei voti,  travolgendo la sfidante Iulia Timoshenko, rimasta ancorata al 13%, che da parte sua è passata da immagine simbolo di un’Ucraina più libera e democratica, quella auspicata dalla “Rivoluzioni arancione” del 2004 a quella di spietata sanguinaria per via di un’intercettazione telefonica proponeva di usare l’atomica contro i circa 8milioni di russi presenti in territorio ucraino.

 Che l’insediamento del nuovo presidente ucraino, sia poco più che una nuova mossa all’interno di un  risiko ben più complesso, si è potuto ben evincere dalla platea: infatti alla cerimonia, introdotta dal presidente ad interim (nominato dopo la fase più acuta degli scontri di Piazza Maidan) Oleksandr Turcinov, hanno partecipato in  prima fila la presidentessa lituana Dalia Grybauskaite ed il suo omologo polacco Bronislaw Komorowsky, da tempo impegnati nell’opera di allontanamento di Kiev dall’orbita russa, il presidente tedesco Joachin Gauk, il vice-prsidente statunitense Joe Biden ed il presidente dell’UE Herman Van Rompuy.

Gli stessi si sono lasciati andare in dichiarazioni entusiaste: Van Rompuy ha sottolineato come:

“la netta maggioranza garantitagli alle elezioni ha messo in luce il desiderio del popolo ucraino di riportare la stabilita’ nel paese e superare le sfide che e’ stato chiamato ad affrontare. Oggi abbiamo nuove possibilita’ di sperare” [...] un dialogo inclusivo ed ampio sara’ senza dubbio una parte importante sulla strada dell’avanzamento del processo di trasformazione” dell’Ucraina in uno stato moderno e democratico”

Invece, Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO ha dichiarato che “Gli alleati della Nato restano impegnati a sostenere la sovranita’, l’indipendenza e l’integrita’ territoriale dell’Ucraina”.

Poroshenko lascia il Parlamento di Kiev dopo aver giurato da presidente (Reuters)

Non a caso, nel discorso d’insediamento, avvenuto subito dopo il giuramento sul Vangelo e sulla Costituzione, il neo-presidente si è detto pronto a firmare la seconda parte, quella economica, di accordi tra il suo paese e l’UE, in occasione del vertice europeo previsto a Bruxelles il 27 giugno; dopo che la parte più propriamente politica era stata sottoscritta alla fine di marzo.

Ancora più interessanti, sono gli accenni rivolti alla situazione interna: se da un lato si è dichiarato disponibile ad anticipare le elezioni regionali nella parte orientale del paese, proponendo il decentramento ed un passaggio di potere nelle mani degli organismi locali, dall’altro si è dichiarato contrario ad ogni prospettiva federale, dicendo di voler tutelare sì la lingua russa, ma che l’unica lingua ufficiale è e resterà quella ucraina. Quanto ai tumulti, egli ha invitato i rivoltosi filo-russi a deporre le armi promettendo anche un corridoio che permetta ai miliziani russi di rientrare in patria ed annunciando anche un’amnistia per chi non si fosse reso prtagonista di omicidi nè di militari nè di civili ucraini. E’ sempre in quest’ottica che va inserito il passaggio secondo cui lo stesso Poroshenko si è detto disponibile a dialogare con i cittadini delle regioni orientali, ma non con gli insorti. A tal fine, ha anche preannunciato anche una sua imminente visita nel Donbass, ma dichiarando di volersi tenere lontano dalle milizie locali che, nel frattempo, si sono autoproclamate come unica autorità della zona.

Queste parole tuttavia non hanno sfondato il muro di diffidenza eretto dagli stessi filorussi, e non potrebbere essere altrimenti in un paese in cui la guerra civile è molto più che una prospettiva; ciò anche per via del fatto che gli scontri nel paese non si sono fermati: infatti proprio mentre Poroshenko effettuava il giuramento, nel centro di Kiev saltava in aria un’auto e nell’Est del paese, a Luhansk in seguito agli scontri sono morte 13 persone; a Sloviansk, i filorussi denunciavano che nella mattinata  fossero avvenuti nuovi bombardamenti che hanno causato la morte di almeno tre persone, mentre nella Repubblica di Donetsk, l’assistente del leader dei ribelli sia stato freddato da un colpo di pistola in mezzo alla strada.

Resta da vedere, a questo punto quali saranno le reazioni di Mosca al guanto di sfida lanciato dal neo-presidente, avvenute dopo le prove tecniche di disgelo avvenute sotto l’occhio vigile della Merkel nei giorni precedenti, durante le celebrazioni del settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia, ma l’impressione è quella che si è ancora molto lontani dall’auspicata pacificazione della regione.

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