Il Papa e il sistema carcerario minorile

Il nuovo papa Francesco, ieri, annullando la tradizionale messa della “lavanda dei piedi” alla basilica di San Giovanni, ha celebrato il rituale al carcere minorile di Casal del Marmo. Oltre alla sua scelta di lavare i piedi a due detenute (una, per la gioia di Magdi Cristiano Allam, musulmana) cosa si è dato rilievo con questa visita?

Sicuramente uno dei temi che in Italia non è sotto l’occhio del ciclone è il sistema carcerario, lo Stato italiano ha varie volte subito vari ammonimenti dalla Corte di Strasbugo, dalle varie associazioni e organizzazioni a tutela dei diritti umani. A differenza però da quello per i maggiorenni, i minori, che sarebbero sottoposti a custodia cautelare,  si troverebbero in un luogo di rieducazione che non avrebbe le stesse crepe dell’altro sistema carcerario per adulti. Come riporta oggi stesso sul Manifesto, Susanna Marietti dell’associazione Antigone (da sempre in prima linea per monitorare le carceri e la situazione della  giurisprudenza in materia carceraria in Italia) un esempio potrebbe essere proprio quello di Casal del Marmo dove “un grande prato, 12 mila metri quadrati di verde ben curato, con un campo da calcio, uno da pallacanestro, palazzine basse che ospitano camere doppie e refettori. Una sessantina di giovani reclusi, di cui una quindicina ragazze. Vanno a scuola, fanno sport, seguono laboratori di pizzeria, falegnameria, informatica, corsi di inglese“, il tutto sorvegliato da poliziotti (che li vestono in borghese) e dalla direttrice che, come riporta l’articolo, “chiama per nome tutti quelli che incontra, ricorda a memoria la loro storia, chiede a ciascuno notizie pertinenti“.

Ma come funziona il sistema carcerario per minori? Nei carceri minorili ci finiscono solo chi tra 14 e 18 anni: se manca anche solo un giorno al compimento dei 18 anni al momento dell’arresto vi rimangono fino ai 21 anni, per chi invece ha meno di 14 anni nel caso in cui i ragazzi in questione fossero ritenuti “socialmente pericolosi” possono finire ugualmente nella struttura del carcere minorile. A Roma, appunto, sorge Casal del Marmo, struttura (non l’unica ovviamente in Italia), che nacque nel 1964 dalle ceneri del vecchio San Michele voluto da un altro papa, Clemente XI.

Il dibattito sull’efficienza dei sistemi rieducativi per minori non è in rilievo. Alla fine dell’articolo la stessa rappresentante di Antigone, sottolinea (non risparmiando anche un attacco al sindacato di polizia) come sia importante un sistema del genere dove i giovani rimangano tutelati “come quelli di un sistema scolastico pubblico e dalle spalle larghe. Non come quelli di un sistema carcerario poliziesco. Se mandiamo allo sfascio la giustizia minorile saremo tutti più poveri e perdenti”. Ma molte problematiche ancora rimangono evidenti: perché non si riesce a diminuire la carcerazione di minori? Perché altre pene o momenti rieducativi alternativi alla carcerazione non vengono applicati per i molti, soprattutto migranti, che non hanno una rete di appoggio?  L’attuale metodo è realmente volto alla rieducazione (vedi quei minori che vengono trasferiti a carceri per adulti)?

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