Il punto sull’Ucraina: nuove elezioni e possibili scissioni territoriali?

Qui la prima parte dell’analisi

Con la sfiducia del parlamento ucraino al presidente Viktor Yanukovyc, Aresenily Yatsenyuk del partito Batkivshchyna  (Fatherland) è stato nominato primo ministro del nuovo governo, di fronte a migliaia di persone in Piazza dell’Indipendenza di Kiev. Oleksandr Turcynow ha invece preso il comando delle forze armate.

I papabili candidati alla presidenza per le elezioni del 25 maggio:

- Oleksandr Turcynov, legato al destino politico di Yuilia Timoshenko. È stato a capo dell SBU (servizi di sicurezza ucraini) e vicino al partito di centro-destra Batkivshyna (Unione Pan-Ucraina). Controversie sul suo conto sono legate a quando Wikileaks svelò documenti che dimostravano il suo ruolo di intermediario finanziario tra la Tymoshenko ed un capo di un’organizzazione criminale, tutto ciò durante il suo mandato alla SBU. Altro imbarazzo sul suo conto deriva da un episodio del 2007, quando dichiarò che gli omosessuali sono dei pervertiti. È stato candidato a sindaco a Kiev nel 2008.

- Yuilia Tymoshenko leader indiscussa del Batkivshchyna e finalmente liberata dopo due anni di carcere per persecuzione politica, ma comunque giunti a seguito di accuse legate ad abuso d’ufficio negli affari del gas con la Russia.

335263_Yulia-TimoshenkoEroina della rivoluzione arancione del 2004, non è di certo fuori dall’oligarchia del Paese, infatti quando il Paese era di Leonid Danylovyč Kučma fece grandi affari, poi, finiti i legami di potere a lei agevoli, è entrata in politica. Appena uscita di carcere ha rifiutato la possibilità di divenire primo ministro, perché vuole concorrere alle presidenziali del prossimo 25 maggio.

- Vitali Klitschko, tra i volti più noti della protesta. Capo del partito UDAR (Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma, ispirazione liberista e di centro-destra ), che ha fatto della campagna contro la corruzione del governo il suo cavallo di battaglia.MSC_2014_Klychko-Kerry-Yatsenyuk_Mueller_MSC2014

L’ex pugile si è rifiutato di incontrare Yanukovych quando quest’ultimo li aveva offerto una carica.

- Altro nome di spicco è Arsenily Yatsenyuk, già al governo prima dell’era Yanukovych, come ministro degli esteri e governatore della banca centrale. Lui è tra i maggiori sostenitori dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Crimea, Russia e conflitti etnici-territoriali

La Russia, tramite il proprio ministro degli esteri, Sergei Lavrov, ha già dichiarato che mettere l’Ucraina nella posizione di dover scegliere tra Russia ed Occidente è molto pericoloso.  D’altra parte Susan Rice, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America, ha avvisato Mosca di non interferire nella situazione ucraina e di lasciare le proprie truppe lontane dai confini, perché non pertinenti alla propria sfera territoriale. Questa è solo una delle tante anomalie delle parole usate in questo scenario: quando mai l’intervento armato è stato giustificato da legami territoriali?

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Chiaramente la Russia si tiene pronta e già i militari russi sono in assetto di sorveglianza nell’aeroporto della penisola di Crimea, che vive una situazione molto particolare, visto che è un pezzo di Ucraina dove risiedono per lo più russi ed in cui  nel porto di Sebastaopoli c’è ancora la flotta russa, per accordi presi post caduta Unione Sovietica (i patti sono valevoli fino al 2042). La Crimea fu comunque lasciata all’Ucraina per i grossi problemi economici  di cui la Russia non volle sobbarcarsi dopo il fallimento del blocco, ma storicamente ed etnicamente è molto più vicina a Mosca che a Kiev.

460ukraineEduard Limonov, scrittore e militante russo del partito nazionale-bolscevico, avversario politico di Vladmir Putin, si è detto pronto a sostenere l’indipendenza della Crimea, a partire dalla capitale della penisola sul Mar Nero, Simferopol. La sua voce è rilevante perché pensiero di molti russi, che in quella parte di Ucraina sono la maggioranza etnica: più del 60%. Anche se in Crimea c’è da considerare anche la minoranza ucraina e quella dei tătarii, che nei giorni scorsi, durante cortei organizzati, si sono già detti sfavorevoli all’indipendenza dall’Ucraina, ma più in linea per una convergenza territoriale. L’indipendenza è comunque cosa difficile, però alcuni dei russi residenti (l’ambasciata presente su quel territorio nelle ultime settimane starebbe dando con più facilità passaporti russi ai residenti lì, tuttavia sono voci da confermare) vorrebbero proprio annessione a Mosca o comunque un’autonomia più forte, con proprio presidente eletto, un po’ come avveniva già nei primi anni ‘90

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