Il sindacato dei bambini lavoratori in Bolivia

C’è un posto del mondo magnifico, dove però la fame è una cornice pesante, che costringe i bambini ad imbracciare l’utilità del lavoro, ma senza lamentele. Qui i bambini lavoratori vanno contro-corrente rispetto a questi ultimi anni e si rafforzano costituendo un sindacato. Siamo in Bolivia, dove il lavoro di bambini ed adolescenti è consuetudine. Questi non hanno aspettato osservatori internazionali od organizzazioni varie, sanno bene che la necessità del cibo ed i morsi della fame non potranno mai farli smettere di lavorare, allora tutti i minori di diciotto anni, che lavorano distribuendo giornali, facendo i lustrascarpe, nelle massacranti miniere, come muratori e raccogliendo canna da zucchero hanno costituito Unatsbo (Unione dei bambini ed adolescenti lavoratori). In Bolivia non c’è alcuna norma che li tuteli, perché in teoria il lavoro minorile è proibito, ma chi conosce il tessuto sociale di questo Paese sa bene cosa voglia dire fare campagne contro il lavoro minorile. In Bolivia il salario medio è di centocinquanta dollari mensili, famiglie poverissime che pur con la sofferenza nell’animo devono far affidamento anche sulle braccia dei loro piccoli, che però non essendo riconosciuti dal mercato legale, vengono sottoposti ad abusi, paghe vicine alla schiavitù ed orari improbabili. La Unatsbo è riuscita ad ottenere già una vittoria a Potosí, dove i bambini che vendono giornali per strada oggi possono percepire dodici centesimi a copia: impensabile prima.

In Bolivia ci sono settecentocinquanta mila bambini lavoratori, che dall’età di cinque anni si ritrovano già in questo mercato privo di garanzie. È chiaro che un sindacato costituitosi per necessità non può essere sospinto da entusiasmi facili, si parla sempre e comunque di lavoro minorile, lavoro che ingombra ed adombra già gli adulti, però non possono restare inascoltate le parole tragicamente sagge di Rodrigo Calle Medrano, quattordicenne  presidente del sindacato:<<Perché continuare a parlare di lavoro minorile come sfruttamento? Alla fine esiste, io devo farlo per aiutare i miei genitori. Mio padre non voleva, è stata una mia scelta, così posso pagare anche i soldi per il bus ed andare a scuola. Bisogna però che ci siano delle regole, così che noi bambini-adolescenti lavoratori potremo avere la possibilità ad esempio di un part-time e di maggiori tutele per la nostra sicurezza>>.

In Bolivia forse si cresce troppo presto, ma in un mondo dove si sta dimenticando la tutela del lavoro, ci sarebbe bisogno di queste voci, pronte ad unirsi, magari impedendo ai bambini di lavorare ed ai lavoratori di sentirsi nuovamente diversi dagli schiavi.

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