Il tema dell’omosessualità con legge contraria in Russia e strade della Turchia a reclamare

Il macro-tema dell’omosessualità in queste settimane si sta riaffacciando in vari angoli del mondo, per diritti da consolidare e pregiudizi purtroppo trasformati in atti legislativi. In Russia si segnala un provvedimento che potrebbe ben presto far scendere in piazza tutti i difensori dei diritti umani. Infatti il presidente Vladmir Putin ed all’unanimità la Duma di Stato hanno avallato due progetti di legge non proprio in linea con il rispetto delle libertà individuali. È stata redatta una legge sulla blasfemia ed un ‘altra sulla propaganda dell’omosessualità.

I testi di legge, passati lo scorso 11 giugno, sono stati contestati in dibattimento dal partito liberale. La legge sulla blasfemia inciderà con punizioni su chi verrà “sorpreso” in atteggiamenti che, in pubblico, offendono il sentimento religioso della collettività. La pena può arrivare fino ad un massimo di tre anni, mentre le ammende economiche si spingono a cinquecento mila rubli, corrispondenti a circa quindicimila euro. Sono previste anche pene per chi s’interpone ad indagini od a denunce portate avanti dalle organizzazioni religiose. Per chi “ostacola” è prevista una multa che può andare dagli ottantamila ai trecentomila rubli. La legge contro la blasfemia individua come trasgressori anche tutti quelli che distruggono deliberatamente testi di letteratura religiosa.  Il pugno duro, prima di trovare il suo compimento in questo nuovo scenario normativo, si trascinava da un anno. Tutto scattò dalla rabbia dei gruppi conservatori della società russa, che s’indignarono a seguito del concerto punk delle Pussy Riot, che tennero all’interno della Cattedrale di Cristo Salvatore, a Mosca, non lontanissima dal Cremlino.

Sono già molte le denunce che arrivano da gruppi disparati di attivisti russi, che vedono tali testi legislativi come un’ulteriore strategia per limitare il raggio d’azione di ogni forma di opposizione e di diversità.

La legge inerente invece alla “propaganda gay” vuole mettere ogni forma di veto su qualsiasi materiale informativo che possa in qualche misura avvicinare ad atteggiamenti omosessuali e di conseguenza legittimarli: evitare la percezione distorta che vuole far passare i rapporti sessuali “tradizionali” e quelli non come uguali.  Anche in questo caso le ammende arrivano a cifre altissime, per un massimo di duecento mila rubli.

Le due leggi ledono sia i principi costituzionali, che la libera informazione. Quest’ultima molte volte aiuta gli adolescenti a comprendere come relazionarsi con la propria sessualità.

La Turchia invece ieri, ad Istanbul, è stata teatro di una grossa manifestazione, che ha avuto come principio fondamentale la richiesta assoluta dei diritti per lesbiche, gay e transgender. Il dato significativo del corteo è inerente alla partecipazione, visto che sono state più di ventimila le persone accorse, mentre nel 2003, data della prima manifestazione gay turca, le persone erano restie ad avvicinarsi, anche se simpatizzanti.

Sulla scia di Gezi Park e della concezione della piazza come forma di aggregazione per idee utili a destabilizzare arcaici sistemi di potere, anche questa battaglia ha trovato una forma efficace per far sollevare cori e richieste di rispetto dei diritti umani. Alla manifestazione hanno partecipato anche molti cittadini turchi che in passato hanno votato Recep Tayyip Erdoğan, perché nei suoi discorsi propagandistici parlava di voler trattare la questione dei diritti degli omosessuali, fino a, lo scorso marzo, parlare poi dell’omosessualità come una preferenza sessuale che rinnega l’Islam.

I transgender in Turchia denunciano di subire tante multe da parte della polizia, che li costringe ad ammende per oltraggio all’ordine pubblico. Uno dei tanti slogan e cartelloni presenti era “I gay esistono”, in riferimento al tribunale che non accetta le richieste d’appello dei cittadini che si sentono discriminati per la loro vita privata. Una coppia di omosessuali presenti ha voluto sottolineare come dopo le poteste di Gezi Park nessuno si senta più solo: l’oppressione tende a fare meno paura ed i diritti ad esser visti come un’esigenza per tutti.

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