Il territorio che sparisce: dove sono le cave di tufo nel napoletano?

Oltre le duecento ed oltre discariche abusive che dovranno essere mappate in Campania, c’è da studiare un’emergenza scaturita da un’altra emergenza: le discariche autorizzate dallo Stato. Non è un gioco di parole.

Un fenomeno strano si registra nella discarica di Chiaiano,  quartiere di Napoli. Sito aperto per sopperire all’onda mediatica/politica della coppia Bertolaso/Berlusconi. Discarica attiva dal 2009 al 2011, per poi essere sequestrata. Tuttavia ci sono state molte denunce di cittadini. Testimoni di come, anche dopo la chiusura della discarica, camion non identificabili sono arrivati a sversare chissà quale tipo di materiali.

Prima o poi la scienza, le istituzioni e la ragione daranno coordinate imperfettibili ad esempio sui venti milioni di tonnellate di rifiuti speciali arrivati nel 2005 in Campania, anche se per ora sarebbe già un miracolo rispondere agli interrogativi che ad occhio nudo spaventano.

Gli incassi delle ecomafie, che arrivano a fatturare quasi venti miliardi all’anno, saranno presto oggetto degli approfondimenti di First Line Press.

cavachiaianoInteressante al momento focalizzarsi sul “mistero” morfologico di Chiaiano, lì dove nel 2007 furono lasciati rifiuti tossici coperti con asfalto stradale nella congiuntura con il comune di Mugnano. Si parte da questo territorio grazie ad uno studio portato avanti dal geologo Franco Ortolani, dell’Università Federico II di Napoli. All’interno del parco delle Colline Metropolitane di Napoli si potevano ammirare diverse cave naturali, ma lo studio dimostra che una di queste è sparita. Per ora le istituzioni ancora non hanno fatto sentire la loro voce. Il geologo ha interpellato sia il Comune di Napoli, che la Procura della Repubblica. Entrambi gli organi ancora inespressi, perché increduli rispetto a tale possibilità.

Secondo lo studio di Ortolani una cava è stata completamente invasa da rifiuti di natura ignota, iniziati ad occupare l’area evidentemente dagli anni ’90. Eppure tutta la zona avrebbe a disposizione telecamere di sorveglianza da poter consultare, per tutte le verifiche del caso. Il riempimento delle cave è avvenuto prima e dopo il funzionamento della discarica ufficiale. Amianto e pneumatici sono sicuramente i materiali che più di ogni altro sono stati sversati, ma sarebbe il caso di esplorare il territorio (ad Alife, in provincia di Caserta, in uno scenario analogo di cave, sono state ritrovate anche  provette con un embrione conservato in una soluzione di formaldeide). Gli approfondimenti sarebbero inoltre necessari anche in virtù di una chiara ricostruzione fotografica del geologo Franco Ortolani, che compara vedute aeree del passato a quelle di oggi.images (1)

Dunque delle ventisei cave della selva del parco oggi ne sono visibili solo venticinque. Cave da cui si è estratto tufo, giusto per infliggere un altro pugno alla natura.

Nel 2003 furono stanziati anche sette milioni e mezzo di euro di investimento, partiti dalla Regione Campania, affinché si realizzasse un piano urbanistico attuativo in grado di salvaguardare l’area, con ipotetiche aree sportive, di condivisione sociale come pic-nic, ma anche di ingegneria ambientale, come un impianto fotovoltaico ed un lago artificiale. Inutile scrivere che di tutto questo non c’è neanche l’ombra nel parco, se non quella della sparizione di una cava.

Antonio Musella di Fan Page ha realizzato il  video-reportage Chiaiano: La cava scomparsa tra i rifiuti  

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