Il vero Primo maggio in una città che non si arrende

Altro che piazza San Giovanni. L’atmosfera, i valori, il senso autentico della Festa del Lavoro non erano sulle rive del Tevere, ma sulle coste dello Ionio, tra il Mar Piccolo e il Mar Grande.È a Taranto che ieri l’Italia che lotta per un futuro diverso e che reclama i diritti al posto dei soliti ricatti si è espressa nel modo più autentico. Una giornata fantastica e piena di speranza. Tutto autofinanziato e costruito dal basso, in linea con la metodologia delle associazioni, i movimenti e i cittadini che vi hanno preso parte. Un’organizzazione perfetta. Tutto si è svolto in maniera assolutamente pacifica e allegra. Le sacrosante incazzature, la rabbia e la frustrazione i tarantini hanno saputo riversarle in un evento che è stato un successo.

Non solo il “controconcertone” di cui giornali e telegiornali hanno fugacemente parlato, ma una ricca giornata di mobilitazione, partecipazione e lotta. Una giornata in cui a farla da protagonista è stata la popolazione, in maniera diretta, non i sindacati, le istituzioni e i partiti che sembrano vivere su un pianeta tutto loro, e che infatti al Primo maggio tarantino non c’erano (e anzi, non se ne è sentita per nulla la mancanza) e hanno disdegnato l’evento. Il sindaco Ippazio Stefàno nei giorni scorsi ha risposto con un arrogante «il Primo maggio dove?» a una giornalista che aveva domandato di una sua partecipazione, aggiungendo che non aveva «la testa di pensare alla musica». Un lungo e vivo dibattito aperto a tutti, il confronto.

Acceso e variegato il dibattito, in cui si sono confrontate anche posizioni diverse su come creare lavoro senza sacrificare il diritto alla vita e alla salute. Le proposte, cui si è deciso di dare spazio al posto delle lamentele, sono state le più disparate.  C’e stato, ad esempio, chi ha proposto il riutilizzo degli operai dell’Ilva e la creazione di altri posti di lavoro nella bonifica del territorio, una volta chiusa la fabbrica; ma anche chi, incredulo nella possibilità che le istituzioni realizzino la bonifica, ha invitato a pensare ad alternative economiche che non contemplino la fabbrica ma puntino sulle altre enormi potenzialità di Taranto: la cultura, il turismo, il mare, l’agricoltura, i mestieri artigianali tradizionali. Varie realtà, non solo tarantine ma provenienti da tutta Italia, hanno portato la loro testimonianza di lotta e di alternativa e hanno proposto una strada per risollevare il mezzogiorno e tutta la nazione dalla pesante crisi occupazionale, economica e di sviluppo. Le parole chiave sono state, abbastanza trasversalmente in tutti gli interventi: beni comuni, unione delle varie vertenze, modelli di sviluppo alternativi a quello del profitto che fa man bassa di diritti, ambiente e persone.

«Sono un tarantino, un ambientalista e un operaio… e vorrei che tutte e tre le cose possano stare insieme» afferma nel suo intervento uno dei portavoce del Comitato Cittadini Liberi e Pensanti, la realtà che ha organizzato questo Primo maggio. Girando per l’enorme spazio verde del Parco Archeologico delle Mura Greche – sottratto al degrado grazie all’iniziativa spontanea della cittadinanza –l’atmosfera che si respirava era piena di entusiasmo e di volontà di ripartire. Tante le biciclette, tanti i bambini (che avevano tra le altre cose un’area giochi a loro riservata), tanta e festosa la partecipazione (un viavai enorme di persone già dalle 10 di mattina, con punte anche di 50 mila persone nella fase serale clou del concerto). Parlando con la gente abbiamo ascoltato le storie più diverse, dall’attivismo per l’ambiente e per la riappropriazione degli spazi comuni a una ragazza che progettava con il marito, operaio dell’Ilva, di lasciare la fabbrica e dedicarsi all’agricoltura. Un signore di mezza età ci fa notare che tutto il fermento testimoniato da questo Primo maggio non si vedeva a Taranto dal ’77, quando la protesta studentesca partita dalle università sfiorò la città ionica. A detta di molti dalla grande mobilitazione dell’estate scorsa a Taranto è invece cominciata la primavera, il torpore è andato via e i cittadini si sono rimessi in moto, come l’apecar simbolo del Comitato.

First Line Press ha voluto essere presente a questo evento sul quale il Comitato Cittadini Liberi e Pensanti farà il punto venerdì 3 maggio alle 11 nello stesso Parco archeologico in una conferenza stampa), partecipando con un banchetto espositivo, seguendo il dibattito e realizzando uno speciale che vedrete completarsi nei prossimi giorni, per dare il suo sostegno, dalla parte dei cittadini, a una realtà che può rappresentare un punto di svolta. Taranto è il simbolo del mezzogiorno e dell’Italia intera, colpita a morte ma in lotta per resistere e, anzi, darsi una nuova vita su basi altre. Il tutto, di fronte ad istituzioni che non colgono neanche simbolicamente la richiesta di cambiamento.

Una città che vanta 200.000 abitanti e circa 2.700 anni di storia (fu fondata dagli spartani nel 706 a. C. diventando una delle città più floride della Magna Grecia) contro la quale da oltre un secolo l’economia senza scrupoli e il potere più becero si sono vergognosamente accaniti, mettendo in atto di fatto una colonizzazione industriale e militare (oltre all’enorme stabilimento siderurgico, la città è “occupata” da inceneritori di rifiuti, un cementificio, due basi navali della Marina militare e della Nato con tanto sottomarini a propuslione nucleare, una raffineria dell’Eni…). Di tutto questo e della crisi occupazionale i cittadini vogliono fermamente liberarsi, e hanno scelto di farlo con la partecipazione diretta e senza delega, come hanno dimostrato anche in questo Primo maggio.

 

Qualche scatto dall’evento

 

 

 

 

 

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