In Colombia torna la guerriglia

Le Farc confermano la fine del cessate il fuoco. La posizione rispetto alla tregua era stata presa a seguito dell’inizio dei colloqui di pace con il governo centrale. In un clima non troppo disteso, dove l’altro gruppo armato in Colombia è tornato alla luce, le Farc stanno valutando la possibilità di un “cessate il fuoco bilaterale”.

Le Fuerzas Armads Revolucionarias de Colombia (le Farc) avevano intrapreso lo scorso novembre la decisione del “cessate il fuoco” momentaneo (la tregua finiva il 20 gennaio). Il passo sarebbe dovuto servire ad incentivare i colloqui di pace che nel frattempo si svolgevano a Cuba, all’Avana, dove membri delle Farc e membri del governo trattavano su questioni cruciali (dalla politica agraria all’inserimento di un movimento che rappresentasse le istanze delle Farc in un contesto politico colombiano). Così è stato. Il cessate il fuoco, però, è stato rispettato solo da una parte: il governo colombiano, durante i colloqui ha continuato nelle operazioni contro il movimento armato (tregua violata poi anche dai guerriglieri).

A questo punto però, il 20 gennaio è passato e il capo della delegazione Luciano Marín Arango, alias “Iván Márquez” ha annunciato con il “dolore del cuore” che “riprenderà la fase della guerra che nessuno vuole”. Dall’altra parte i vertici della Colombia ed il presidente Santos in primis hanno fatto sapere di essere pronti a rispondere alle azioni che i guerriglieri intraprenderanno.

Nel frattempo, l’altro gruppo armato, il secondo dopo le Farc appunto, l’Ejército de Liberación Nacional (Eln), è tornato alla luce con il rapimento di due giorni fa di tre lavoratori di una società mineraria straniera nel nord, provincia di Bolivar, della Colombia (un canadese e due peruviani) in un raid a cui hanno preso parte una ventina di militanti. 

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