In Egitto la polizia torna a circolare nei campus universitari

L’Egitto resta un Paese dove la cronaca può riempirsi in qualsiasi momento di scontri da guerra civile, di egiziani contro egiziani e di potere che si manifesta per reprimere.

L’Università del Cairo è stata teatro di una manifestazione organizzata da studenti a sostegno dell’ex presidente Mohamed Morsi, che è stato destituito assieme a tutto il Governo dei Fratelli Musulmani. Le proteste pro-Morsi sono state sedate dalla polizia con lacrimogeni e manganellate, mentre i manifestanti hanno assaltato un furgone del canale televisivo CBC, che, secondo i dimostranti, ha sempre effettuato una copertura giornalistica anti-Morsi.

I cortei hanno interessato le facoltà di giurisprudenza ed economia del Cairo. Il focus principale di questa manifestazione, oltre il sostegno alla Fratellanza, era l’opposizione al ripristino di una normativa, decaduta  dal 2011, che consente alla polizia di presidiare perennemente i campus universitari.

Mohamed Ibrahim, ministro degli interni, ha recentemente dichiarato che la polizia può presiedere fuori dai campus, ma entrare in caso di disordini. Intanto l’anno accademico egiziano continua a subire interferenze, tra scontri e proroghe.

Non solo il Cairo, ma anche Helwam e l’Università Ain Shams, come quella di Alessandria, che vede comitati di studenti vicini alla Fratellanza a protestare contro la sentenza che appunto toglie il divieto alla polizia di entrare nei campus universitari.  Nelle scorse settimane ci sono state manifestazioni anche all’Università Massiut University ed a Mansura sul Delta del Nilo.

I sindacati studenteschi sono sicuri che il ritorno della polizia nei campus possa, anziché attutire, aumentare le violenze in tutto il Paese. Dopo la rivoluzione le forze di sicurezza dovevano restare fuori dal raggio universitario, ma allo stato attuale ogni rettore può essere libero, autonomamente, di far entrare la polizia, perché ha anche solo registrato possibili rischi di ordine pubblico.

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