Inaccettabile il Piano del Viminale sui Centri di identificazione e espulsione

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato il documento programmatico, stilato da un gruppo di “esperti”, sui Centri di Identificazione e di espulsione. Nonostante l’inutilità e l’onerosità di centri di questo genere, in cui solo il 50,6% delle persone trattenute viene effettivamente rimpatriata, il Piano continua a sostenere l’indispensabilità di tali strutture.

In un articolo on-line apparso su Repubblica, Lorenza Pleuteri approfondisce la questione:

Locali di contenimento separati per le persone più problematiche, gabbie nelle gabbie, eufemisticamente chiamate “moduli idonei a ospitare persone dall’indole non pacifica”. Poteri speciali ai prefetti, ai questori o a commissioni miste di disciplina, in una sorta di Guantanamo all’italiana. L’introduzione di una aggravante specifica per i reati commessi all’interno delle strutture, quelle che qualcuno chiama “lager” e “porcili”. 

Altro che chiusura definitiva dei Cie, i centri di identificazione ed espulsione per stranieri irregolari contestati da associazioni di base, parlamentari, giuristi, osservatori. Macché riforma radicale della legge Bossi-Fini e della macchina delle espulsioni. Sette tra prefetti e alti dirigenti del Viminale, quelli che stanno nei posti chiave dell’apparato e hanno ispezionato le 13 strutture italiane, pensano ad altro, in direzione contraria.” Per continuare a leggere l’articolo cliccate qui

Anche l’Asgi si è espressa negativamente su tale documento, definito “di una sconcertante ignoranza normativa”

Quello che più preoccupa è che il Gruppo di lavoro del Ministero dell’Interno, nell’esaminare le criticità dei CIE le attribuisca ai seguenti motivi:
la cd. “Primavera Araba” che avrebbe fatto aumentare la presenza di immigrati irregolari o non identificati (pag. 7),
“l’indole non pacifica” di molti trattenuti e la loro “condotta violenta” (pag. 22),
la presenza di trattenuti con “diversi status giuridici” (condannati, irregolari, ecc.) e “la convivenza di persone di differente provenienza geografica” che innescano “spesso eventi conflittuali all’interno di uno spazio chiuso come quello dei CIE, generando disordini e rivolte”.

Quanto al primo aspetto, il Documento mistifica la realtà, sottacendo che tutti coloro che sono arrivati in Italia in conseguenza delle rivolte sociali del Nord Africa e soprattutto a seguito della guerra in Libia sono stati immessi forzatamente dal Governo nel percorso dell’asilo politico e dunque non rappresentano affatto la realtà delle persone che sono state trattenute nei CIE

In ordine agli altri aspetti, l’uso del termine “indole” – di lombrosiana memoria – esprime quello che è l’effettivo obiettivo del Documento: la categorizzazione degli stranieri trattenuti e la “creazione di moduli idonei ad ospitare” persone di tale indole! 

Oggi si ipotizzano CIE con stanze/moduli per “categorie”, con previsione del potere dei Prefetti o di non meglio chiare Commissioni di prevenire rivolte e disordini, spostando “in area differenziate della struttura”.

Viene così riproposto il modello ottocentesco della SEGREGAZIONE degli oziosi, dei vagabondi e dei pazzi, non volendo pensare ad altri modelli che hanno sconvolto l’Europa a metà del secondo scorso. Tutto ciò e’ inaccettabile per qualsiasi coscienza democratica.” (Leggi il comunicato dell’Asgi nella sua interezza)

Per chiunque volesse approfondire, ecco il documento Programmatico del Ministero dell’Interno

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