Indagini delle Nazioni Unite sui casi di violenza sessuale in alcuni Paesi asiatici

Abbiamo più volte provato a scrivere che la violenza sulle donne deve essere considerato un fenomeno e non il frutto di episodi sporadici. Altra premessa fondamentale è il fraintendimento delle scappatoie culturali, per stabilire dove ci sono più o meno violenze: forse sono solo i gradi e le modalità che cambiano.

Nelle considerazioni da affrontare arriva la lettura di un’indagine condotta dalle Nazioni Unite, per conto delle agenzie di Australia, Norvegia, Svezia e Gran Bretagna, che ha puntato la sua attenzione nella parte asiatica del mondo, nello specifico in Papa Nuova Guinea, Indonesia, Bangladesh, Cina, Cambogia, Sri Lanka ed Indonesia. Paesi nei quali sono stati intervistati diecimila uomini, per affrontare proprio il tema della violenza sessuale. Il bilancio è fatto dell’ammissione di colpe di un quarto degli uomini, considerando dunque le eventuali mancanze di ammissioni di colpevolezza, una grossa fetta degli intervistati ha confessato di aver abusato di una donna.

Nel questionario dell’indagine non è stata introdotta la parola stupro, ma violenza, tuttavia è stato comunque utile per percepire quanto gli atteggiamenti sessisti nei vari Paesi finiscano poi per sfociare in molestie sessuali. I documenti della ricerca sono stati pubblicati da “The Lancet Salute Globale”.

Nello specifico in Papua Nuova Guinea, che è il Paese in cui c’è l’incidenza più alta, almeno secondo queste interviste, il sessantadue per cento degli uomini senza problemi ammette di aver costretto una donna ad avere rapporti sessuali. Il Paese in cui invece il fenomeno è meno diffuso è il Bangladesh, dove la percentuale si ferma, per così dire, al nove per cento. Tale rapporto fa da eco ad alcuni dati in possesso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale aveva rivelato che un terzo delle donne al mondo ha denunciato di essere stata vittima di violenza o domestica o sessuale.

Nelle risposte la causa principale,  date dagli uomini che hanno costretto al sesso, è stata l’ubriachezza, ma più del settanta per cento ha dichiarato di essersi sentito comunque sessualmente in diritto di agire in quel modo e solo la metà degli intervistati dice di sentirsi in colpa. Si abbassa ancor di più la percentuale, il ventitre per cento, di chi ha pagato con il carcere tale azione.

La ricercatrice della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, Michele Decker, ha scritto che le vittime di violenza sessuale, molte volte costrette dal proprio partner o da un familiare, arrivano quasi a sentire normale quella condizione.

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