Inquinamento militare ed i nuovi mercenari: la II parte di “Wars on demand”

Qui la I parte della recensione

Continuiamo a percorrere la mappa della militarizzazione nel mondo grazie al libro Wars on demand.

La II parte del testo lascia l’Italia e si ritrova a definire la figura dei mercenari o meglio riconosciuti nell’ambito come contractors. Seppur le Nazioni Unite abbiano nel 1989 legiferato contro il finanziamento e l’addestramento dei mercenari, negli anni i singoli Stati hanno regolamentato le compagnie private di sicurezza. Una di queste, la Triske Services Limited, ha aperto un ufficio a Roma, per entrare in quel mercato che era ed è dei fucilieri della Marina Militare. I crimini commessi dai Marò, nella nota vicenda indiana, non avrebbe avuto così tante ripercussioni se fosse stata azione di contractors. Ciò perché l’Italia non avrebbe risposto direttamente (vicende analoghe sono successe in Somalia, ma senza scalpore) ed anche perché regole d’ingaggio prestabilite non ci sono per i mercenari. Wars on demand fa una mini-cronologia delle Compagnie Militari e di Sicurezza Private (PMSC). Questo settore è il terzo datore di lavoro al mondo. Fornisce servizi di logistica, sorveglianza e protezione, gestione carceri, ecc…

Gli USA in Afghanistan nel 2010 avevano centosettantacinquemila soldati e duecentosettemila contractorsi, liberi di agire oltre ogni regola d’ingaggio.

downloadNel mappamondo delle tensioni belliche da acutizzare c’è quello tra Cina e Giappone nelle isole di Diayu/Sekaku, che fanno tirare i muscoli per alleati e nemici a stelle e strisce. In questo paragrafo ci sono le descrizioni politiche ed economiche di Cina e Giappone contemporanei.

Si passa poi ad isole che servono da scudi per il colonialismo del nuovo millennio. Un pezzo di terra nell’Oceano Pacifico occidentale, Guam, punta degli USA, in cui il 29% del territorio è occupato da basi NATO. Nel 1944 l’esercito statunitense arrivò qui per scacciare i giapponesi. Da allora è divenuta un’isola/fortezza. Ogni anno si festeggia l’arrivo degli americani, come per rinforzare il sentimento di gratitudine. Anni in cui si è cancellata l’identità del territorio e della propria cultura. Se in Giappone la base di Okinawa viene presa di mira per manifestazioni contro le azioni militari, allora viene trasferito tutto a Guam. Tanto l’eco di possibili discussioni è troppo lontano in quest’isola.images (1)

Guam è rampa di lancio e di rifornimento per ogni operazione militare statunitense in medioriente. L’isola è stata utilizzata come discarica di armi nucleari e non, infatti un abitante di quest’isola ha il 2000% di possibilità in più di un residente negli Stati Uniti d’America di ammalarsi di cancro rinofaringeo.

download (1)Guam, al di là della retorica dei guadagni portati dai marines e della sicurezza che ne deriva, ha sul groppone il fardello di possibili minacce che Corea del Sud e Cina (nemiche USA). Altro danno per gli abitanti è il costo di una casa, che si è alzato di molto, visto che i militari dispongono di uno stipendio più alto rispetto a quello della popolazione locale.

Ogni movimento di protesta a Guam, che dal 1945 non gode più di una sovranità propria, è complicato. Però il Movimento Chamorro Nation si è organizzato in un’efficace azione di sabotaggio verso la restituzione forzata delle terre nell’area di Pegat: una meraviglia di barriera corallina dove sarebbero esplosi dieci milioni di proiettili all’anno in un poligono. In questo caso la lotta ha fatto tirare indietro la proposta.

Il mappamondo di Wars on demand gira, resta nel Pacifico, Hawai, lì dove i mass media non si soffermano mai: sulle 118 aree militari che occupano novantatremila ettari delle isole hawaiane. I marines dispongono di Nash, centro di comunicazione navale. Il movimento di protesta nato qui si chiama Protect Kaho Olawe Ohana Movement. Più volte ha chiesto la bonifica di bombe inesplose: opera mai compiuta.images (2)

Anche qui il ricatto del lavoro è forte, dato che per il 18% l’economia delle isole ruota attorno il settore militare.

Nell’Oceano Indiano, nell’Arcipelago Chagos, c’è una segretissima base militare: la Diego Garcia. Questa è utilizzata dalle truppe britanniche e statunitensi, ma anche dalla CIA per processi a “terroristi”.

images (3)L’isola, affinché diventasse base militare, è stata oggetto di deportazione, con le marine alleate impegnate a portar via gli abitanti di Chagos verso le Mauritius e le Seychelles. Persone private della propria casa, a subire viaggi da schiavi e lasciati disoccupati in posti a loro sconosciuti.

L’Asia presidiata è anche naturalmente rappresentata dalla Corea del Sud. L’isola di Jeju, con precisione Gangjeong, è stata scelta per diventare una fortezza militare: progetto che si realizzerebbe nel 2015.  Abitazioni e vita da creare per settemila militari.

L’amministrazione da Premio Nobel, Barack Obama, dal 2012 persegue la strategia dell’Asian pivot, ovvero preparare esercitazioni congiunte con Corea del Sud e Giappone, così da accerchiare la Cina. Per questo le acque di Jeju ed il suo territorio sono fondamentali.

Wars on demand si conclude in un posto noto per la sua militarizzazione ed il suo paradosso intrinseco: Okinawa, isola giapponese. In questo pezzo di terra si concentra il 70% delle forze armate statunitensi presenti in Giappone. Il paradosso è che nella Costituzione dello Stato nipponico c’è proprio una chiara descrizione del rifiuto agli armamenti: Okinawa è stata ed è invece la rampa di lancio privilegiata per gli attacchi in Vietnam, Iraq ed Afghanistan.

Forte però nelle sue azioni è il movimento Nuchi du Takara, che denuncia la negazione della lingua locale, perché poco controllabile dai soldati giapponesi e dai suoi alleati, ma anche gli stupri ai danni delle donne. Il libro ricorda il caso del 1995, quando tre militari statunitensi prelevarono una bimba fuori la sua scuola elementare, per picchiarla e violentarla. Il movimento si è posto come obiettivo quello di educare all’antimilitarismo, legandosi anche ad un network internazionale.

Questa lunga recensione è stata un’occasione per ricordare cosa succede nei territori che viviamo. Con un click qui si può comprare il libro, potendo così leggere tutti i dati, con tanto di illustrazioni e nomi di tutti i movimenti di resistenza disseminati per il mondo.

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